Fca a rischio Dieselgate, il titolo cade in Borsa

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Secondo quanto riportato nell'edizione domenicale della tedesca Bild, le autorità tedesche nutrono sospetti sull'uso di software irregolari da parte di Fiat Chrysler che avrebbero alterato l'esito dei test sulle emissioni inquinanti.

Le nubi del Dieselgate si addensano anche su Fca. La società, per il momento, nega e tace ufficialmente. Nel frattempo, però, il titolo inizia la settimana con un netto ribasso e passa anche da una sospensione nei primi minuti di contrattazioni. Il comparto europeo paga a caro prezzo queste notizie, ma non ai livelli della casa italo-americana.

fca

La Kba, l’ufficio federale competente sui veicoli a motore, avrebbe trasmesso un rapporto sulla questione alla Commissione europea e alle stesse autorità italiane. I test “incriminati” riguardano – secondo il quotidiano tedesco – alcuni propulsori diesel utilizzati per i modelli di fascia media e bassa del gruppo Fca.

Secondo quanto riportato nell’edizione domenicale della tedesca Bild, le autorità tedesche nutrono sospetti sull’uso di software irregolari da parte di Fiat Chrysler che avrebbero alterato l’esito dei test sulle emissioni inquinanti.

Commentano gli analisti:

In attesa di capire gli sviluppi di questa vicenda Fca potrebbe essere penalizzata dall’incertezza tuttavia riteniamo molto improbabile che Fca sia coinvolta in una vicenda simile a quella che ha travolto i vertici di Volkswagen essendo le contestazioni basate sull’utilizzo di strumenti diversi per tipologia e finalità rispetto a quelli utilizzati” dal gruppo tedesco.

Dal canto suo, la casa nata tra Torino e Detroit non commenta ufficialmente ma fa filtrare la reazione di un portavoce: “I veicoli Fca sono pienamente conformi alle normative Ue sulle emissioni in vigore”. Si ribadisce dunque quando già affermato sul tema negli ultimi mesi. Nelle ultime ore il caso ha toccato anche la Commissione europea, che ha indicato di non aver ricevuto la lettera delle autorità tedesche sul caso. Da parte di Bruxelles ci si è limitati a ricordare che “la responsabilità di rimediare a situazioni non in regola è degli Stati membri in cui l’omologazione è stata concessa: né altri Stati membri né la Commissione possono avviare un richiamo”.

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