Così come per l’oro, la storia degli investimenti nei diamanti affonda le sue radici nella storia. Il diamante è un bene ricco di fascino e particolare. Allocarlo però non è un’operazione semplice. Investire in diamanti presuppone una buona, se non ottima, cultura finanziaria e significa scegliere il bene rifugio per antonomasia, alla pari o forse più dell’oro stesso.

Il tipo di investimento è a lungo termine, e la quota dedicata a titoli di questo tipo non dovrebbe eccedere il 10/15% dell’intero portafoglio azionario. Una curiosità: il diamante da investimento costituisce solo una piccolissima parte del totale di materia prima estratta dalle miniere. L’80% infatti viene usato a livello industriale, il 20% circa viene invece tagliato a gemma. Di questo, solo l’1-1,5% è promosso a diamante da investimento. Il taglio del diamante da investimento è quello classico, il rotondo brillante, il livello di purezza deve essere quello massimo definito. L’investimento minimo corrisponde a circa 3.700 euro, cioè una pietra da 0,50 carati.



L’affidabilità del mercato dei diamanti, come l’OPEC per il petrolio, è delegata alla DTC, Diamond Trade Company, che svolge il ruolo di moderatore nei periodi di maggiore instabilità geo-politica. I diamanti per la gran parte sono estratti in Namidia e Sudafrica.

L’investimento in diamanti è quindi sicuro e redditizio. Non conosce ribassi da almeno vent’anni e ogni anno crea plusvalenze di alcuni punti al di sopra del tasso di inflazione. Infine, l’investimento in diamanti permette di mantenere l’anonimato all’investitore.



Antonio Consoli



Articolo scritto da: admin lunedì 23 giugno, 2008 alle: 09:23

Potresti essere interessato anche ai seguenti articoli