
Nonostante il trend rialzista sia stato messo in discussione molte volte, il greggio continua la sua crescita impetuosa, tornando sui valori molto vicini ai 90 dollari al barile.

Nonostante il trend rialzista sia stato messo in discussione molte volte, il greggio continua la sua crescita impetuosa, tornando sui valori molto vicini ai 90 dollari al barile.

A pesare sulla quotazione del titolo petrolifero è senza dubbio il giudizio positivo offerto da Goldman Sachs che ha portato Eni su BUY migliorando così il livello di NEUTRAL precedente anche se il target price del titolo rimane fisso a 21 euro. Oltre a tale giudizio, Goldman Sachs ha deciso di inserire il titolo ENI nella Pan Europe Buy List dando così agli investitori una maggiore fiducia nei confronti del titotlo petrolifero.

Il petrolio ha mostrato infatti una grande volatilità , senza riuscire però in alcun modo a fornire una chiaro e convinto movimento direzionale.

Dopo il calo del quarto trimestre, Nomura si attende ora ritorni migliorati di 800bps trimestre su trimestre al 5%.
A favorire il recupero del gruppo potrebbero esserci il miglioramento continuo della domanda nel trasporto industriale e l’inevitabile maggiore richiesta di benzina durante i mesi estivi, due fattori che potrebbero permettere di vedere un graduale rafforzamento del tasso di utilizzo nel downstream.

Si tratta quindi ovviamente anche dei massimi dell’anno, con la soglia psicologica di 84 dollari al barile che è stata superata, dopo una fase di consolidamento durata quasi un mese intero, e dopo aver fatto registrare ben quattro rialzi consecutivi nelle ultime sedute.

In avvio di ottava, il future è stato a un passo dai 79 dollari, ma a metà settimana si è registrato un forte rimbalzo verso l’alto, aiutato soprattutto dai dati sulle scorte Usa, che hanno mostrato un aumento delle riserve di greggio inferiore alle attese.

Le stime dell’Aie, in particolare, parlano di un aumento della domanda globale giornaliera che dovrebbe aggirarsi intorno agli 86,5 milioni di barili al giorno, 1,6 milioni in più rispetto al 2009. Le precedenti stime parlavano di circa 80.000 barili in meno.

Il Comex Gold future si è rafforzato arrivando a forzare finalmente la resistenza di quota 1.120 dollari, sfiorando addirittura la barriera di 1.150.
Con questi risultati non è impossibile pensare ad un ritorno sui valori di inizio dicembre 2009, quando il valore dell’oro aveva superato l’incredibile soglia di 1.200 dollari.


La società ha fatto sapere che la produzione di petrolio e di gas è aumentata di oltre il 4% nel 2009 e le proprie riserve sono sempre cresciute da ormai 17 anni consecutivi.

La Oil Company ha infatti registrato nell’ultimo trimestre 2009 ricavi per 6,05 miliardi di dollari in discesa rispetto ai 7,82 miliardi registrati nello stesso periodo dell’esercizio 2008. Nonostante il freddo gelido che ha coinvolto tutto l’occidente i ricavi di Exxon sono rimasti inferiori rispetto all’anno precedente, ma questo è dovuto anche alla debolezza della domanda nei giorni in cui la crisi economica si faceva sentire.

Il valore del petrolio è sceso arrivando a sfiorare quasi la soglia psicologica dei 75 dollari al barile, seguendo molto fedelmente l’andamento dei principali listini internazionali di borsa. E’ pesato molto il recente rapporto della Banca Mondiale, la quale non ha previsto una così semplice ripresa economica nei prossimi anni.

Come sempre a modificare il prezzo del greggio ci sono i dati sulle scorte Usa, che sono stati resi noti proprio nei giorni scorsi: il Dipartimento dell’Energia americano ha comunicato che le riserve di greggio sono aumentate di 3,7 milioni di barili, contro gli 1,2 stimati.

La quotazione dell’oro nero è dipesa molto dalla debolezza del dollaro americano oltre all’ondata di freddo che sta colpendo la parte settentrionale del pianeta.