Dividendo Saras 2012 non distribuito

di Stefania Russo Commenta

Le perdite registrate nel corso del periodo compreso tra gennaio e dicembre 2011 hanno portato il management di Saras...

Le perdite registrate nel corso del periodo compreso tra gennaio e dicembre 2011 hanno portato il management di Saras a decidere di non distribuire alcun dividendo in relazione all’esercizio 2011.

Anche per quest’anno, dunque, Saras figura nella lista dei dividendi non distribuiti nel 2012, ma del resto si tratta di una decisione che non sorprende in quanto era attesa sia dal mercato che dagli azionisti.

TITOLI BORSA ITALIANA A RISCHIO DELISTING

La compagnia di raffinazione della famiglia Moratti, in particolare, ha chiuso l’esercizio 2011 con ricavi pari a 11.037 milioni di euro, ossia in crescita del 28% soprattutto grazie all’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi e all’incremento dei volumi di vendita per conto proprio a seguito dell’estinzione di tutti i contratti di lavorazione per conto terzi.

Il risultato netto adjusted è risultato in perdita per 17,7 milioni di euro, una cifra rilevante ma comunque inferiore rispetto al rosso di 43,9 milioni registrato al termine dell’esercizio 2010.

CREDIT SUISSE CONFERMA RATING NEGATIVO SU SARAS

A Piazza Affari il titolo Saras registra a poco più di un’ora dall’apertura della seduta un perdita di circa un punto percentuale ricondotta principalmente all’andamento negativo dei principali indici azionari del listino milanese. Il calo non è quindi da ricondurre alla mancata distribuzione del dividendo, in quanto come anticipato si tratta di una decisione data per scontata dagli analisti.

Per quanto riguarda il giudizio degli analisti sul titolo, le diverse valutazioni appaiono in contrasto l’una con l’altra. Gli analisti di Equita, ad esempio, credono sulle potenzialità del titolo Saras, tanto da aver confermato il rating “buy” e il target price a 1,33 euro sull’azione, mentre gli esperti di Intermonte hanno preferito essere più cauti e mantenere rating “neutral” sul titolo alla luce della convinzione che lo scenario macroeconomico per i raffinatori rimanga estremamente difficile, soprattutto a causa dei prezzi piuttosto elevati del petrolio, per cui non si esclude un nuovo peggioramento nel corso dei prossimi mesi.

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