Il bilancio di Fineco supera le aspettative

di Redazione Commenta

Ricavi in crescita del 22% e risultati positivi per tutte le divisioni bancarie.

Quella di Fineco è una crescita ottima. Il gruppo ha archiviato i primi nove mesi dell’anno con un utile netto di 148,8 milioni di euro, per un incremento del 36,2% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno e superiore alle previsioni degli analisti.

Gli esperti di Equita si attendevano, infatti, un utile netto di 140 milioni, quelli di Mediobanca Securities di 142,9 milioni e quelli di Banca Akros di 139 milioni.

I ricavi totali sono cresciuti del 22,2% a 407,4 milioni (333,3 milioni nello stesso periodo dello scorso anno), poco oltre le previsioni degli esperti che avevano stimato una crescita a 400 milioni. A livello divisionale, tutte le aree di attività della banca hanno contribuito ai ricavi: l’attività di brokerage per 114,7 milioni (+42% rispetto ai primi nove mesi del 2014 dei ricavi core escludendo il margine di interesse), l’attività di investimento per 115,6 milioni (+34,8%) e l’attività bancaria per 117,1 milioni (+10,3%).

Più nel dettaglio, il margine d’interesse è cresciuto del 5,6% a 182 milioni grazie all’aumento dei volumi e alla riduzione del costo della raccolta, fattori che hanno più che compensato la riduzione degli interessi attivi dovuta alla diminuzione dei tassi di mercato. Le commissioni nette, invece, sono aumentate del 30% a 185,7 milioni in scia alla crescita delle commissioni ricorrenti relative ai prodotti di risparmio gestito.

Infatti, la raccolta diretta è stata pari a 14,8 miliardi (13,6 miliardi lo scorso anno) con la raccolta netta positiva per oltre 4 miliardi (+33,4%), mentre i clienti hanno superato quota un milione: i nuovi clienti netti sono stati 92 mila. “I risultati raggiunti nei primi nove mesi dell’anno”, ha commentato l’ad, Alessandro Foti, “confermano l’efficienza e la solidità del nostro modello di business, che ci ha permesso di registrare il miglior trimestre di sempre anche in un periodo caratterizzato da un’alta volatilità e da tassi d’interesse ancora bassi”.

 

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