Mercati asiatici ancora sotto pressione

di Carlo Valuta Commenta

Ancora una nuova frenata per l’indice Nikkei che nella giornata odierna ha ceduto l’1,27%, chiudendo la prima seduta di marzo a 14652,23 punti. L’indice si e’ allontana to ulteriormente dalla soglia strategica dei 15000 punti, dove aveva completato un “return move” sulla trend line tracciata dai minimi di giugno. L’indicazione che ne deriva e’ di estrema debolezza per l’indice giapponese che rischia ora di precipitare verso 13613, per la ricopertura del gap rialzista del 3 settembre, preludendo poi all’affondo sui minimi di giugno, a 12415 punti, spiega il report di Fta on line. Segnali in questo senso giungerebbero comunque alla violazione del supporto strategico a 14000 circa, dove si colloca il 61,8% di ritracciamento del rialzo partito lo scorso giugno, un livello che allo stato attuale rappresenta l’ultimo baluardo in grado di salvaguardare l’impostazione rialzista di fondo.

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Per scongiurare la realizzazione di questo scenario, l’indice dovra’ reagire con forza per riuscire a stabilizzarsi oltre area 15000 e spingersi fino a 15380, ultimo ostacolo lungo il cammino verso area 16000. Ripiega anch e il Topix che si è attestato a 1196,76 punti (-1,23%). Sul versante macroeconomico in Cina l’Indice PMI manifatturiero a febbraio si e’ attestato a quota 50,2, confermando che l’economia cinese continua a crescere, sebbene ad un ritmo sempre più lento.

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La rilevazione e’ infatti risultata superiore ai 50 punti, livello che separa l’espansione dalla contrazione dell’attivita’ manifatturiera. Il dato e’ tuttavia inferiore alla rilevazione di gennaio pari a 50,5 punti, sui livelli minimi degli ultimi otto mesi. HSBC ha pubblicato questa mattina l’Indice Pmi Manifatturiero in Cina. Nel mese di febbraio tale indice si e’ attestato a 48,5 punti, dai 49,5 punti del mese precedente, in lieve miglioramento rispetto alla lettura preliminare (48,3 punti) ma indicando comunque che l’economia cinese si sta indebolendo.

 

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