Mercati Emergenti, la tensione resta elevata

di Carlo Valuta Commenta

Dopo gli ultimi scivoloni avvenuti nelle scorse sedute nelle Borse dei mercati orientali, ora la situazione rimane ancora piuttosto calda e gli analisti sono ancora in attesa di un ritorno alla normalità.

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Mentre tra gli investitori americani ed europei l’effetto “tapering” che la FED sta portando avanti non sembra aver prodotto particolari ‘danni’ ai portafogli governativi, una situazione contraria si è ben manifestata sui paesi emergenti, sia sulle valute che nelle rispettive classi di attivo, spiega Corrado Caironi. In realtà i Treasury statunitensi ed il Bund hanno beneficiato del ‘flight to quality’ a seguito dell’improvviso aumento della volatilità e una prima rotazione di portafoglio. La domanda di oggi è esattamente quella che gli operatori si sono posti l’estate scorsa riguardo la problematica situazione dei flussi in uscita dai mercati emergenti: “… con quale probabilità potremmo assistere ad un contagio su tutte le classi di attivo più rischiose?”

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La risposta degli analisti, soprattutto valutari, non sembra vedere drastiche situazioni nel medio termine, il tema è il riequilibrio dei flussi. L’intervento delle banche centrali emergenti si sta dimostrando poco efficace visto che le svalutazioni portano pressione ai tassi a breve e che la decisione di un rialzo dei tassi di interesse tende a raffreddare le economie. L’idea che in questa fase delicata le autorità monetarie dei paesi emergenti possano mettere in subordine i problemi inflattivi e di volatilità della valuta potrebbe giocare a loro favore in un percorso di riequilibrio della bilancia dei pagamenti e una stabilità economica a medio termine. Il percorso della svalutazione e dell’allargamento degli spread di credito tenderà a contagiare tutti i paesi che negli ultimi anni hanno visto un aumento dell’indebitamento e della leva finanziaria pubblica e privata, il mercato è alla ricerca di un punto di assestamento che faccia i conti con l’avvio del restringimento monetario USA, ma dall’altro lato si attendono dati di crescita economica in miglioramento che ne possano agevolare il riequilibrio.

 

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