Le tensioni politiche all’estero stanno avendo un peso non irrilevante sul prezzo della benzina. Per fronteggiare le contingenze esterne, potrebbero essere necessarie apposite contromisure a stretto giro. L’escalation bellica in Medio Oriente, innescata dal conflitto in Iran, sta scuotendo violentemente i mercati energetici globali, spingendo le potenze del G7 verso un intervento d’emergenza.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, è previsto per oggi un vertice straordinario in videoconferenza per coordinare l’immissione sul mercato delle riserve strategiche di petrolio, una misura drastica volta a raffreddare la fiammata dei prezzi.

La strategia del G7 e il ruolo degli Stati Uniti sul prezzo della benzina
Il piano di intervento vedrebbe la collaborazione attiva dell’Agenzia Internazionale per l’Energia (AIE). Al centro della discussione c’è la proposta di Washington di rilasciare una quantità massiccia di greggio, stimata tra i 300 e i 400 milioni di barili. Si tratta di una quota imponente, pari a circa il 25-30% delle scorte globali complessive.
Questa mossa non è priva di precedenti, ma resta un evento eccezionale. Nella storia è stata adottata solo cinque volte, incluse le recenti risposte all’invasione dell’Ucraina, la Guerra del Golfo e l’emergenza post-uragano Katrina. L’obiettivo attuale è duplice: garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e contrastare la speculazione alimentata dal blocco dello Stretto di Hormuz e dai raid contro le infrastrutture estrattive nel Golfo Persico.
Mercati in fibrillazione tra petrolio e gas: gli scenari sul prezzo della benzina
Nonostante l’annuncio del G7 abbia leggermente mitigato i picchi raggiunti durante la notte, i prezzi restano in territorio critico:
Il WTI texano si attesta intorno ai 104,9 dollari al barile (+15%).
Il Brent sale del 17%, stabilizzandosi sopra i 108,5 dollari.
Non meno preoccupante è la situazione del gas naturale sulla piazza TTF di Amsterdam, dove le quotazioni sono volate a 64 euro al megawattora, segnando un incremento del 20% e toccando i massimi dal 2022.
Per quanto concerne le tensioni finanziarie e titoli di Stato, ci sono ovviamente ulteriori considerazioni da fare in merito al prezzo della benzina. L’instabilità energetica si riflette immediatamente sul comparto obbligazionario europeo. Lo spread tra Btp e Bund ha registrato una brusca apertura a 83,2 punti base, il livello più alto da giugno 2025. Parallelamente, i rendimenti dei titoli di stato sono in forte ascesa: il decennale italiano è salito al 3,74%, mentre crescono proporzionalmente anche i tassi dei titoli francesi (3,6%) e tedeschi (2,9%), segnale di una crescente avversione al rischio da parte degli investitori. Insomma, ci aspettano settimane delicate per quanto riguarda il prezzo della benzina.