Saipem, il crollo in Borsa è pesante

di Carlo Valuta Commenta

Dati alla mano, l'azione della società di servizi per il petrolio tratta in netto calo in area 30 centesimi, dopo la comunicazione ieri sera che l'aumento di capitale da 3,5 miliardi, comunque garantito, si è concluso con un inoptato al 12,2%.

Il mercato continua ha bocciato nuovamente Saipem, anche alla fine di un’operazione di capital increase che non è stata conclusa interamente (se non fosse per la garanzia delle banche).

Quali sono le motivazioni di queste continue bocciature? Vanno sicuramente rintracciate nel contingente e nel periodo che stanno vivendo le materie prime, visto che Saipem opera proprio in questo comparto.

Dati alla mano, l’azione della società di servizi per il petrolio tratta in netto calo in area 30 centesimi, dopo la comunicazione ieri sera che l’aumento di capitale da 3,5 miliardi, comunque garantito, si è concluso con un inoptato al 12,2%.

L’aumento di capitale di Saipem si chiude con la necessità di intervento del consorzio di collocamento: l’inpotato verrà offerto nuovamente in sottoscrizione al mercato (sotto forma di diritti di opzione) tra il 15 e il 19 febbraio. Il gruppo petrolifero, come riferito da un comunicato diffuso nella tarda serata di ieri, ha dunque raccolto 3,073 miliardi sui 3,5 miliardi previsti dalla ricapitalizzazione. Sia Eni che il Fondo strategico, nel rispetto degli impegni assunti nel più ampio riassetto di Saipem, hanno sottoscritto la quota di pertinenza dell’aumento su un complessivo 42,9% del capitale.

Allo stesso tempo, è plausibile che anche gli altri soci rilevanti dell’azienda, ossia il fondo Dodge & Cox (con il 12,17%) e People’s Bank of China (con il 2,03%) abbiano aderito alla ricapitalizzazione. Restava così un 43% circa di azioni riconducibili al ‘mercato’, di cui il 12,2% (poco meno di un terzo) non sono state sottoscritte. Va in ogni caso ricordato che questo inoptato è garantito dal consorzio bancario di collocamento che procederà alla sottoscrizione di queste azioni nel caso in cui vada deserta la nuova offerta sui diritti.

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