Tregua in Iran ed impatto sul prezzo del petrolio in queste ore

Buone notizie dal mondo dei mercati, visto che la recente tregua in Iran (si spera non temporanea) ha avuto per forza di cose un impatto sul prezzo del petrolio in queste ore. Il mercato energetico globale respira dopo settimane di apnea. La notizia di un cessate il fuoco di quattordici giorni tra gli Stati Uniti di Donald Trump e l’Iran ha innescato un crollo immediato delle quotazioni del greggio, riportando il barile sotto la soglia psicologica dei 100 dollari.

L’accordo, mediato dal Pakistan, punta a sbloccare lo Stretto di Hormuz, arteria vitale dove attualmente languono oltre 800 navi, ostaggio di un conflitto che a marzo aveva prodotto il rincaro mensile più violento della storia (+50%).

prezzo del petrolio
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Il crollo del prezzo del petrolio e la tregua di Islamabad

La reazione dei mercati è stata brutale e immediata, con relative conseguenze anche per il prezzo del petrolio in queste ore:

  • Il Brent è scivolato del 12,4%, attestandosi a 95,68 dollari.
  • Il WTI ha subito una flessione del 14,5%, scendendo a 96,57 dollari.
  • Il diesel europeo ha registrato una contrazione record del 23%.

Nonostante il forte ribasso, i prezzi restano comunque superiori del 22% rispetto ai livelli pre-conflitto. L’attenzione è ora rivolta a venerdì 10 aprile, quando le delegazioni di Washington e Teheran si incontreranno a Islamabad per discutere un piano in dieci punti proposto dall’Iran. Il Primo Ministro pakistano, Shehbaz Sharif, ha definito il vertice l’occasione per un “accordo conclusivo”, sebbene l’ottimismo resti cauto.

Una stabilità appesa a un filo

Gli analisti concordano nel definire questa fase come un “rally di sollievo”, ma avvertono che la fragilità della tregua è estrema. Sebbene Israele abbia accettato la pausa (escludendo però il fronte libanese), il rischio geopolitico rimane strutturale. Ricardo Evangelista di ActivTrades sottolinea come il dietrofront di Trump sia arrivato in extremis, proprio allo scadere di un ultimatum che avrebbe potuto incendiare ulteriormente l’area.

Secondo gli esperti di ING ed Etoro, la volatilità rimarrà la protagonista dei prossimi giorni. La riapertura sicura dello Stretto di Hormuz è la condizione sine qua non per evitare nuovi shock, ma Saul Kavonic (MST Marquee) avverte: anche in caso di pace, l’Iran potrebbe aver compreso quanto sia efficace usare lo Stretto come leva di ricatto, incorporando un premio al rischio permanente nei prezzi futuri.
Impatto sull’inflazione e scenari futuri

Per l’economia globale, il calo del greggio è una boccata d’ossigeno contro l’inflazione, alleviando la pressione sui consumatori e sui mercati azionari. Tuttavia, Jason Schenker di Prestige Economics avverte che vedere il petrolio sotto gli 80 dollari richiederebbe un evento “straordinario”. In assenza di progressi concreti entro le due settimane, il rischio di una brusca inversione di tendenza è dietro l’angolo: un fallimento dei colloqui riporterebbe istantaneamente i prezzi sopra quota 100, vanificando questo fragile momento di speranza. Vedremo come evolverà il prezzo del petrolio a breve.