Unicredit cede 10% di Fineco

di Carlo Valuta Commenta

Cedute 60,7 milioni di azioni ordinarie a 5,40 euro ciascuna.

Unicredit ha completato nella notte la prassi di accelerated bookbuilding per la cessione agli investitori istituzionali di 60,7 milioni di azioni ordinarie detenute in FinecoBank, corrispondenti al 10% del capitale azionario. L’operazione è avvenuta al prezzo di 5,40 euro per azione contro la chiusura di ieri del titolo a 5,75 euro (+1,23% a Piazza Affari).

Il corrispettivo è stato di 328 milioni di euro. Il prezzo incorpora uno sconto del 6% rispetto all’ultimo prezzo di chiusura di FinecoBank pre-annuncio. L`operazione ha consentito di aumentare di 8 punti base il CET1 ratio di Unicredit. Ora quest’ultima ha il 55,4% del capitale di Fineco e mantiene la quota di maggioranza assoluta. L’operazione rientra nell’ impegno del gruppo a rafforzare la posizione di capitale.

In linea con la prassi di mercato, Unicredit ha sottoscritto un impegno a non cedere altre azioni nei prossimi 90 giorni dalla data di regolamento dell’operazione, a meno che non vi sia il consenso di Ubs per conto dei Joint Bookrunners. Unicredit si è avvalsa di Ubs e Unicredit Corporate & Investment Banking in qualità di Joint Bookrunner.

Questa mattina il titolo Unicredit ha preso man mano lo slancio e alle ore 11 circa scambia in rialzo del 9,35% portandosi sopra la soglia dei 2 euro per azione (2,024 euro), mentre Fineco resta sopra il prezzo di cessione a quota 5,64 euro (-1,91%).

Gli analisti di Kepler confermano oggi il rating buy su Unicredit e il target price di 3,5 euro. L’operazione viene giudicata inattesa ma dacisamente positiva e fa parte di un approccio open-minded del suo amministratore delegato Jeanne Pierre Mustier che mira a rafforzare il capitale della banca toccando tutti gli asset senza alcuna esclusione. Sono quindi comprese anche le cessioni e la vendita degli Npl.

Equita, invece (che conferma in ogni caso il rating hold su Unicredit e il target price di 4,1 euro) sostiene di non condividere “il deal da un punto di vista strategico visto che non risolve il tema del capital deficit” di almeno 5 miliardi di euro secondo gli esperti, “riducendo la presenza in un business ad alta crescita”. La sim conferma la nostra visione in base alla quale eventuali ulteriori cessioni di asset come per esempio Yapi Kredi e Pekao “potrebbero non incontrare il favore del mercato perché ridurrebbero l’esposizione a business che hanno un profilo di crescita strutturale più elevato rispetto alla media del gruppo”. Equita ritiene che la scelta dell’aumento di capitale, “qualora fattibile date le condizioni di mercato, rappresenti la soluzione più vantaggiosa – in una prospettiva di medio periodo – per gli azionisti”.

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