Borse europee, chiusura debole in vista del vertice Opec di Doha

di Carlo Valuta Commenta

Milano fa registrare un calo dello 0,39% finale, in linea con le altre:Francoforte lima lo 0,42%,Parigi lo 0,36% e Londra lo 0,34%. A pesare c'è il calo dei prezzi del petrolio, con i quali i mercati azionari continuano a mostrare una forte correlazione.

Le borse europee chiudono deboli sulla falsa riga del rallentamento dei mercati asiatici che erano reduci dalla striscia positiva più lunga dell’anno.

Milano fa registrare un calo dello 0,39% finale, in linea con le altre: Francoforte lima lo 0,42%,Parigi lo 0,36% e Londra lo 0,34%. A pesare c’è il calo dei prezzi del petrolio, con i quali i mercati azionari continuano a mostrare una forte correlazione. Debole Wall Street: il Dow Jones perde lo 0,17%, il Nasdaq lo 0,16% e lo S&P 500 lo 0,10%.

L’Italia archivia il miglioramento della bilancia commerciale con l’estero: nei primi due mesi dell’anno è pari a +3,9 miliardi, in aumento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+3,6 miliardi). Secondo i dati Istat, l’export nei due mesi è leggermente aumentato (0,1%); nel solo mese di febbraio, le esportazioni sono salite del 2,5% mensile e del 3,3% annuo, se si guarda il dato grezzo. La spinta maggiore è arrivata dal rapporto con i Paesi dell’Ue. Nella zona euro il surplus si è viceversa contratto a 19 miliardi rispetto a un anno prima quando era stato di 20 miliardi.

Le prime indicazioni della mattinata sono giunte dalla Cina, dove il Pil del primo trimestre del 2016 è cresciuto del 6,7%, al ritmo più basso degli ultimi sette anni, ma con segnali di stabilizzazione dell’economia. Si tratta di un dato in linea con le attese degli analisti e nel range del 6,5-7% fissato da Pechino come obiettivo per l’intero anno, dopo il +6,9% del 2015. Tra i segnali più incoraggianti provenienti dall’Istituto Nazionale di Statistica c’è il dato della produzione industriale, cresciuta del 6,8% a marzo, contro un’attesa di crescita del 5,9%. Sono stati positivi anche i dati su vendite al dettaglio e investimenti, ma gli analisti sono preoccupati dalla galoppata del credito. Se questo, da una parte, ha permesso alla vendita di case di balzare del 71% dal marzo 2015, mentre gli investimenti immobiliari sono saliti del 6,2% annuo del trimestre, tra alcuni economisti fa crescere d’altra parte il timore per una bolla.

 

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