Exor, i progetti futuri di Elkann

di Carlo Valuta Commenta

La finanziaria degli Agnelli archivia un anno (quello passato) di grandi risultati, quasi tre volte superiori alla media delle società del settore.

Le fusioni e gli investimenti nell’auto del futuro (guida autonoma e propulsione elettrica) non possono essere considerati in alternativa.

Non è giusto utilizzare gli investimenti nella nuova mobilità al fine di non affrontare la questione delle alleanze. Così John Elkann agli azionisti Exor. La finanziaria degli Agnelli  archivia un anno (quello passato) di grandi risultati, quasi tre volte superiori alla media delle società del settore. Incrementa infatti il valore del 21,2 per cento contro l’8,3 della media delle finanziarie di partecipazioni (indice Msci).

Nella lettera agli azionisti John Elkann riconosce che si è trattato di un anno particolare. Grazie soprattutto all’aumento di valore del titolo Fca in vista dello spin off Ferrari che ha cominciato a realizzarsi a fine anno con la quotazione iniziale del 10 per cento del Cavallino a Wall Street. Elkann non nasconde che grazie alla quotazione della Rossa si aspettava un ritorno migliore: “Dall’inizio dell’anno abbiamo perso un terzo del valore del titolo Exor. Ma sapremo resistere a questo contesto difficile del mercato”.

Dopo aver ricordato gli investimenti della finanziaria nelle riassicurazioni (Partner Re) e nell’editoria (Economist, perché il merger Espresso Stampa è ancora fuori dal perimetro Exor), Elkann torna sul nodo delle alleanze nell’auto: “Alcuni concorrenti di Fca – scrive il presidente di Exor – sono convinti che non abbia senso insistere con il passato, cioè con il consolidamento, ma che si debba invece abbracciare il cambiamento con nuove tecnologie e modelli di business che riguardano il settore della mobilità, due volte più grande di quello della sola vendita degli autoveicoli”. In sostanza l’idea che per guadagnare sia meglio investire nell’auto elettrica e nel self drive piuttosto che impegnarsi nella costruzione di fusioni e alleanze. È il ragionamento che ha proposto di recente lo stesso Carlos Tavares, numero uno di Peugeot.

 

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