Ancora correlazione tra il dollaro Usa e le Borse Americane

di Carlo Valuta Commenta

Dal punto di vista di movimenti correlati tra strumenti appartenenti allo stesso mercato o di mercati diversi continuiamo a notare dei movimenti all’unisono del dollaro americano, pur se in misura minore rispetto a quanto visto dopo l’ultima decisione da parte della Fed di tagliare di ulteriori 10 miliardi il piano di stimolo all’economia (tra l’altro questo mercoledì verranno rilasciate le minute dell’incontro).

Di fronte alle decisioni della BCE l’euro, pur rimanendo forte nei confronti del dollaro americano, non ha per nulla reagito ed il movimento di reazione è stato guidato e trainato dal dollaro che è stato acquistato in corrispondenza di acquisti di rischio, andando così a muoversi all’interno di quel duplice ruolo che abbiamo commentato più volte durante i giorni scorsi e che potrebbe rappresentare il leitmotiv di quest’estate, ovvero la capacità del dollaro di rafforzarsi sia di fronte a borse che salgono o scendono, sia di indebolirsi alla stessa maniera, rendendo così difficile la previsione di scenari correlativi duraturi sui quali impostare strategie operative.

I rendimenti offerti dalle obbligazioni straniere

Siamo di fronte a continui tentativi di correlazione che finiscono in mercati che sostanzialmente rimangono decorrelati (se non per le dinamiche che vedono il dollaro, spiega DailyFx, indipendentemente dai movimenti rispetto alle borse, il che ci fa comprendere come anche le dinamiche di risk on e risk off non siano ancora pronte a realizzarsi) ma che ci forniscono la possibilità, da qui a fine luglio quando la Fed probabilmente scenderà sotto la fatidica soglia dei 30 miliardi di acquisti di asset, di seguire i diversi strumenti come a loro stanti durante il mattino (con possibilità di assistere a movimenti correlati tra euro e sterlina in mancanza di dati) per poi muovere i nostri ragionamenti e le nostre osservazioni verso il dollaro, che potrebbe continuare ad essere catalizzatore di flussi all’interno di questo quadro di valutazione dei dati macro che ci accompagnerà fino al prossimo meeting del FOMC (30 luglio, per la precisione).

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