Borse poco mosse malgrado i dati macro

di Carlo Valuta Commenta

Milano piatta. Gli altri listini in linea.

Poche notizie da rilevare durante l’ultima seduta dei listini europei, che concludono la settimana senza grandi exploit.

I dati sulla disoccupazione e sull’inflazione, pressoché in linea con le attese negli Stati Uniti e in Europa così come in Italia, hanno avuto un effetto marginale sui corsi azionari a causa delle prospettive di medio termine delle politiche monetarie delle rispettive banche centrali.

L’inflazione dell’Eurozona è rimasta invariata a ottobre rispetto alla precedente rilevazione (-0,1%), in linea con le previsioni degli esperti, mentre in Italia ha segnato una crescita dello 0,2% su base mensile e dello 0,3% su base annuale. Negli Stati Uniti, invece, l’inflazione si è attestata in lieve calo allo 0,2% a settembre.

“Il dato sull’inflazione è stato un po’ più alto delle attese ma non sono comunque rilevazioni che si discostano molto dalle aspettative”, ha commentato un gestore. “Non ritengo avranno un impatto sostanziale sulle decisioni della Bce riguardo un potenziamento del quantitative easing, che credo saranno più legate alle aspettative future sull’inflazione che non ai dati presenti”, ha infatti spiegato l’esperto.

Per quanto riguarda la disoccupazione, in Eurozona il tasso di disoccupazione è sceso dal 10,9% al 10,8% a settembre,  mentre in Italia il tasso di disoccupazione a settembre si è attestato all’11,8%, livello minimo dal 2013. Anche la disoccupazione giovani è calata al 40,5%.

Il Ftse Mib ha chiuso invariato a 22.442, evidenziando una mancanza di spunti che ha interessato anche le altre principali borse europee. Il Dax ha guadagnato lo 0,46%, il Cac lo 0,24%. Hanno chiuso sotto la parità, invece, l’Ibex (-0,66%) e il Ftse100 di Londra (-0,54%).

Sul mercato obbligazionario il rendimento dei titoli di Stato italiani ha chiuso in rialzo/ribasso all’1,48% con lo spread in rialzo a 97 punti base. “Il Tesoro italiano ha già completato il 92% delle emissioni previste per il 2015 e i target di fabbisogno potrebbero essere tagliati ulteriormente cancellando le aste di metà dicembre”, ha commentato uno strategist di Unicredit.

 

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