Fed e Boj temporeggiano sui tassi

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Il governatore Haruhiko Kuroda ha disatteso le aspettative dei mercati, che per una piccola maggioranza si aspettavano qualche genere d'intervento, ma ha così rimarcato l'indipendenza della sua istituzione in confronto alle pressioni esterne.

La Banca centrale giapponese non amplia (per il momento) il suo supporto all’economia del Sol Levante: la BoJ desidera adottare piuttosto una politica attendista e verificare bene quale sia l’impatto dei tassi negativi prima di fare ulteriori progressi.

giappone

Il governatore Haruhiko Kuroda ha disatteso le aspettative dei mercati, che per una piccola maggioranza si aspettavano qualche genere d’intervento, ma ha così rimarcato l’indipendenza della sua istituzione in confronto alle pressioni esterne: la scommessa è che i tassi negativi possano portare a un aumento dei prestiti verso l’economia reale, mentre il temporaneo rafforzamento dello yen non è ancora considerato sufficientemnte pericoloso. Una decisione che segue a stretto giro la posizione annunciata dalla Fed, che come da attese non ha toccato i tassi e si è mostrata accomodante: il percorso di risalita del costo del denaro sarà legato ai dati macro che arriveranno nei prossimi mesi.

Le due scelte di politica monetaria – entrambe improntate all’immobilsmo – sono state al centro della reazione dei mercati: in mattinata, la Borsa di Tokyo ha chiuso in netto calo, pagando soprattutto il posticipo dell’obiettivo di un’inflazione al 2% da parte della BoJ. D’altra parte, l’ultimo dato sui prezzi rilasciato ha deluso con un -0,3% dell’inflazione core a marzo. Dopo l’apertura in positivo, il Nikkei ha cambiato direzione terminando le contrattazioni con un ribasso del 3,61% e la perdita di 624 punti a quota 16.666,05. Il mancato aumento dell’espansione monetaria ha messo le ali allo yen al cambio col dollaro, facendo segnare la maggiore variazione giornaliera in 8 mesi. La valuta nipponica scambia a 108,77 sul dollaro. L’euro avanza in apertura sopra 1,13 dollari. Ieri sera, invece, Wall Stret ha chiuso contrastata con l’indice Dow Jones in crescita dello 0,28% a 18.042 punti, mentre il Nasdaq ha perso lo 0,51% a 4.863 punti: ha pagato caro alcune trimestrali tech deludenti,a partire da Apple, mentre Facebook a mercati chiusi ha rilasciato conti positivi.

 

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