Vivendi e Mediaset studiano la creazione di un nuovo Netflix

di Carlo Valuta Commenta

L'obiettivo? Produrre programmi tv in comune e creare una piattaforma mondiale over the top, capace di distribuire i contenuti su Internet (senza bisogno di pesanti infrastrutture come le reti di ripetitori tv).

Il braccio destro di Vincent Bollorè, Arnaud de Puyfontaine, presidente del direttorio di Vivendi, esalta l’accordo di “partenariato strategico” firmato due settimane fa con Mediaset.

Mediaset

L’obiettivo? “Produrre programmi tv in comune e creare una piattaforma mondiale over the top”, capace di distribuire i contenuti su Internet (senza bisogno di pesanti infrastrutture come le reti di ripetitori tv). La speranza è creare una specie di Netflix europea, ma in grado di competere su scala globale. “Vogliamo una casa di tutti i talenti”.

Questo schema di gioco impone anche un’alleanza con gli operatori telefonici, “partner imprescindibili per distribuire e monetizzare i nostri contenuti”. Per questo – aggiunge Arnaud de Puyfontaine – Vivendi sarà azionista di lungo periodo di Telecom Italia, oltre che della spagnola Telefònica, e “accompagnerà la società nei progetti strategici come la banda ultra-larga”. L’investimento complessivo, d’altra parte, è stato “solo” di 3,3 miliardi. Sempre de Puyfontaine accenna a “discussioni con un certo numero di operatori di tlc, come VimpelCom a livello internazionale”. VimpelCom è la società nata in Russia che detiene il controllo dell’italiana Wind dal 2010. Escluso invece un interesse per la Rcs Mediagroup: “Abbiamo già tante cose in ballo”.

Bollorè nel frattempo fa un’apertura di credito al governo: “Per noi, è molto utile essere presente in questo Paese che sta facendo grandi progressi. Gli italiani sono dei francesi che sorridono, di buonumore”. Il manager allarga quindi la sua analisi: “La cessione della brasiliana Gvt e della francese Sfr nel 2014 sono avvenute a condizioni molto favorevoli. Abbiamo salvato 4 miliardi di euro di valore rispetto alle condizioni dei mercati attuali e forse 5 considerando la situazione in Brasile”. E meno male che Telecom Italia, che pure era interessata a Gvt, non ha concluso l’acquisto. Formulò un’offerta troppo bassa e venne esclusa. Una fortuna – viene da pensare oggi – alla luce delle turbolenze del Paese sudamericano.

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