La crisi cambia l’Italia: spendere meno, spendere meglio

di Redazione Commenta

Spendere meno, spendere meglio. Questa è la parola d’ordine che in questi anni i consumatori italiani ripetono a proposito dei cambiamenti di priorità post crisi.

E’ un fenomeno trasversale e denocratico: non ha età, sesso o status sociale. La rete appiana l’universo digitale: ogni giorno milioni di consumatori connessi grazie a smartphone e tablet.scandagliano la rete alla ricerca di promozioni e comparazioni. Sempre più attenti agli sprechi e alla provenienza dei prodotti.

E’ così che la crisi sta cambiando l’Italia, secondo le analisi incrociate di Francesco Pugliese, ad di Conad, e di Giovanni Fantasia, ad di Nielsen Italia, insieme sul palco di Repubblica delle Idee a Genova per spiegare i nuovi trend del mercato nel largo consumo. “E il quadro che emerge non è poi così brutto”, lancia Luigi Gia, capo redattore di AF e moderatore dell’incontro.

D’altronde i numeri di Nielsen sembrano confermarlo: monitorano su OsservaItalia la fiducia degli italiani, finalmente di nuovo in crescita nei primi mesi dell’anno, e l’andamento delle vendite nella Gdo.

Numeri dai quali si evince l’identikit del consumatore 2.0 che differisce dal suo predecessore per il suo inedito approccio nei confronti degli alimenti, caratterizzato da una sempre maggiore attenzione agli aspetti salutistici dei cibi.

Sottolinea Fantasia:

“Di fronte ad uno scenario di questo tipo è necessario quindi che produttori e distributori siano consapevoli del cambio di mentalità degli italiani, influenzato in modo decisivo dalle nuove generazioni: i cosiddetti millenials, persone nate a cavallo degli anni ’80 e i primi anni duemila che mostrano di avere un rapporto molto stretto con la tecnologia in genere. Sono circa 8,4 milioni di utenti attivi su Internet che, rispetto ai tradizionali luoghi comuni, dimostrano di essere fortemente razionali ma soprattutto determinanti nelle scelte di acquisto all’interno della famiglia”.

Ribatte Pugliese:

“Il punto chiave è che oggi non si può più prendere in giro il consumatore. La competizione nel nostro settore si gioca sulla trasparenza, sulla tracciabilità dei prodotti e su un rapporto di interazione costante con il cliente, che chiede prima di tutto al distributore di essere informato. Gli italiani, invece, sono molto attenti alla provenienza dei prodotti. Sarebbe, quindi, importante ripristinare una legge in Italia che estenda l’obbligo delle etichette su tutti i prodotti del largo consumo. A prescindere dalle decisioni prese a suo tempo dalla Commissione europea. Se oggi un’azienda italiana produttrice di mozzarelle viene acquisita da una multinazionale straniera, questa non ha l’obbligo di esporre il luogo di provenienza del latte. Quindi, è molto probabile che la materia prima venga acquistata in Polonia dove costa meno senza però che sull’etichetta compaia il luogo di provenienza. In questo modo, si è svenduto un brand italiano”.

Riprende Fantasia:

“Un modo di essere che abbiamo tradotto in tre parole: lessi is more: cioè, la diffusa ricerca da parte degli utenti nei confronti di prodotti che spesso offrono un vantaggio per la salute. In particolare, l’aumento del consumo di patatine è anche conseguenza della tendenza degli italiani a organizzare momenti di svago in casa, effetto dei tagli nelle spese per l’intrattenimento dei consumi fuori-casa. Così, come la crescita dei prodotti freschi per la cucina fai da te, anche in questo caso per effetto di programmi di intrattenimento come Masterchef”.

Pugliese conclude lanciando un appello al governo:

“Va bene la nuova legge elettorale, ma non è una priorità. Quello di cui oggi il Paese ha bisogno è di una politica sull’occupazione. Non è un caso che in questi ultimi mesi dove sono aumentati i consumi contemporaneamente è diminuita la disoccupazione. Emblematico, in questo senso, la situazione in Basilicata. In questo momento, sarebbe inoltre impensabile l’aumento di un solo punto in percentuale dell’Iva sui consumi, perché avrebbe effetti devastanti sia per le famiglie italiane che per la grande distribuzione. E’ come se una gelata in maggio bruciasse tutti i raccolti”.

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