Usa, frena il terziario: crollano le Borse

di Carlo Valuta Commenta

Mercati delusi dai dati diffusi ieri pomeriggio, concernenti il settore terziario statunitense, indici che hanno messo nuovi pressioni sull’effettivo stato di salute dell’economia a stelle e strisce.

L’economia statunitense delude ancora. Di conseguenza, le Borse europee chiudono in rosso la giornata di martedì. A fine giornata Piazza Affari si trovava a quota 17.053 punti, in calo dello 0,8%.

Mercati delusi dai dati diffusi ieri pomeriggio, concernenti il settore terziario statunitense, indici che hanno messo nuovi pressioni sull’effettivo stato di salute dell’economia a stelle e strisce.

In particolare, dopo i già deludenti dati sull’attività industriale Usa di agosto, con il Pmi manifatturiero sceso a 52 punti, in calo sia rispetto alla stima preliminare a 52,1 sia rispetto alla lettura di luglio a 52,9 punti, e il rallentamento dell’Ism manifatturiero, passato da 52,6 a 49,4 punti, non si è rivelata migliore la situazione del settore servizi.

Nel dettaglio, la lettura definitiva del Pmi servizi si è attestata ad agosto a 51 punti, in lieve miglioramento rispetto ai 50,9 del dato preliminare, ma in calo dai 51,8 punti di luglio. Il dato, pur rimanendo superiore alla soglia neutrale dei 50 punti per il settimo mese consecutivo, rimane a tutti gli effetti il più debole da febbraio.

Uguale l’andamento dell’’indice Ism servizi, sceso nettamente ad agosto a 51,4 punti dai 55,5 di luglio, deludendo anche le attese del consenso a quota 55. Lo ha reso noto l’Institute for Supply Management (Ism), aggiungendo che, sempre ad agosto, il sottoindice sull’occupazione si è attestato a 50,7 punti dai 51,4 punti di luglio, mentre quello relativo ai nuovi ordini è crollato a 51,4 punti dai 60,3 del mese precedente.

Secondo uno strategist di Mps Capital Services, una lettura di questo genere, ai minimi da febbraio 2010, non solo “annulla definitivamente la prospettiva di rialzo dei tassi da parte della Fed a settembre”, ma alimenta anche “i dubbi sulla crescita economica Usa”.

Meno disfattista, ma di sicuro non ottimista, Roberto Mialich, strategist valutario di Unicredit, secondo il quale l’indice Ism servizi “è stato sicuramente inferiore alle attese e questo depone a favore di una Fed cauta”. Questo, ha proseguito l’esperto, “non è certamente il dato chiave dell’economia statunitense, ma non allarga neanche lo spazio di manovra della Banca centrale Usa”.

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