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Dopo la lettera di Etihad, ora è tutto nelle mani di Alitalia e il lavoro dell’ad avanza a ritmi serrati. Del Torchio incontrerà le banche creditrici della compagnia, Intesa SanPaolo, Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio. Le condizioni messe dagli arabi per investire oltre 500 milioni di euro sono dure, innanzitutto per i grandi istituti che sono anche azionisti. La compagnia di James Holden esige la rinegoziazione di 400 milioni di debiti, in parte da convertire in azioni e in parte da eliminare.

L’a.d andrà ad Abu Dhabi per incontrare il Ceo della compagnia emiratina, James Hogan. Non è ancora chiaro se incontrerà i sindacati prima della partenza per gli Emirati. Intanto a Fiumicino continua il confronto tra azienda e sindacati sul costo del lavoro con un incontro solo tecnico.

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La mira è accelerare, così come si sta accelerando su nuovi tagli da 48 milioni che porteranno a 400 milioni i risparmi presunti dal piano industriale varato a inizio anno.

La discussione con i sindacati riprenderà dal taglio dello stipendio di chi guadagna più di 40mila euro, un «contributo di solidarietà» da parte di piloti, manager e quadri, ma sono previsti anche il blocco degli scatti di anzianità e la revisione del tetto del 93% del «contratto Cai», stabilito al momento della privatizzazione, in virtù del quale le retribuzioni della nuova Alitalia non potevano essere inferiori, proprio, al 93% di quelle della vecchia compagnia. Un ostacolo che va superato per dare un segno al gruppo di Abu Dhabi che, nella lettera di venti cartelle, non ha mutato le condizioni.

 

 

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