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Il 2015 diventa un anno da record per le acquisizioni.

Un affare a dir poco clamoroso. Pfizer ed Allergan hanno annunciato un matrimonio che, a ben vedere, darà vita a un matrimonio la cui completa valorizzazione supera in tutto la soglia di 190 miliardi di dollari e tanto basta, stando all’analisi di Thomson Reuters, al fine di aggiornare una serie di record sulle operazioni straordinarie di fusione e acquisizione.

Non manca per altro una coda polemica: si tratta, tra le altre cose, della più grande ‘inversione fiscale’ mai realizzata prima d’ora e che porterà al produttore del Viagra a trasferirsi in Irlanda, dove ha sede fiscale il produttore del Botox, così da risparmiare sulle tasse.

Al di là di questo aspetto, che ha fatto accendere il faro al Fisco americano, l’operazione porta il totale dell’m&a (mergers&acquisitions, fusioni e acquisizioni) di quest’anno alla soglia di 4.200 miliardi di dollari, superando l’anno d’oro 2007 quando furono annunciati o compiuti matrimoni per 4.100 miliardi di dollari. Nel solo settore dell’healthcare, si arriva a 649,4 miliardi di dollari, che significa più di quanto accaduto nei due anni precedenti messi insieme, mentre se si restringe il campo al solo farmaceutico su arriva a 415,6 miliardi di dollari, più di quanto accaduto nel triennio precedente considerato nel suo complesso.

L’abbondanza di liquidità depositata in molte aziende, soprattutto grazie alla facilità di finanziamento generata dall’azione delle banche centrali, insieme alla necessità di riorganizzare molti settori dopo la crisi economica (alla ricerca delle ‘sinergie’ e dei risparmi operativi) ha generato questo boom di operazioni. Non mancano le occasioni a buon prezzo, così come i manager hanno tenuto d’occhio l’ottimizzazione delle strategie fiscali.

 

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