Critiche alla riforma delle Banche Popolari

di Carlo Valuta Commenta

Secondo il Ministro Lupi, il rischio è quello di snaturare le Popolari e consegnarle magari alla finanza internazionale.

Secondo la riforma governativa, ben presto le banche popolari italiane dovrebbero trasformarsi in società per azioni con il benestare dei mercati che hanno accolto positivamente la manovra di Renzi e del Governo.

Tuttavia, c’è chi sostiene che questo decreto è un errore e che durante i prossimi sessanta giorni andrà modificato. Come? In primo luogo ascoltando le stesse banche popolari. Uno dei principali avversari della riforma è Maurizio Lupi, ministro delle Infrastrutture:

Noi siamo sostenitori convinti di questo governo e del cambiamento di cui si è fatto promotore. Sostenitori leali. Proprio questa lealtà ci ha portato a manifestare subito la nostra contrarietà al provvedimento sulle Popolari nel metodo e nel merito. Nel metodo, perché andava semmai approvato un disegno di legge, per aprire il confronto con il mondo del credito. E soprattutto nel merito, perché le Popolari sono l’ossatura portante del credito e della finanza a livello locale. Fortemente radicate nei territori ed essenziali per lo sviluppo dei distretti. Assieme alle Bcc, sono stati gli unici istituti a non far mancare il credito alle imprese e alle famiglie in questi anni di crisi. Basta un dato per capirlo: nel 2014 hanno erogato 148 miliardi di euro di prestiti alle imprese, pari al 66% dei loro impieghi, contro una media del sistema bancario del 33%. Ora non si può penalizzare questa realtà sussidiaria, esempio di economia sociale di mercato, calando dall’alto l’imposizione di cambiare forma societaria. Riprenderemo perciò in Parlamento la battaglia, sempre con lealtà nei confronti del governo.

Secondo il Ministro Lupi, il rischio è quello di snaturare le Popolari e consegnarle magari alla finanza internazionale.

 

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