Dimissioni Alessandro Profumo

di Gianni Puglisi 4

Alessandro Profumo non è più l'amministratore delegato di Unicredit. Il Consiglio di amministrazione, infatti, ha deciso di revocargli le deleghe..

Alessandro Profumo non è più l’amministratore delegato di Unicredit. Il Consiglio di amministrazione, infatti, ha deciso di revocargli le deleghe e di conferirle al presidente Dieter Rampl, a cui è stato anche affidato il compito di individuare il suo successore entro il più breve tempo possibile.

Profumo ha cercato fino all’ultimo di rimanere riponendo le sue speranze nella fiducia del consiglio, dove però l’unico voto favorevole è stato quello del consigliere indipendente Lucrezia Reichlin. Al termine della riunione, durata oltre quattro ore, il consiglio di amministrazione ha proposto a Profumo una risoluzione consensuale chiedendogli una risposta entro mezzanotte.


Ed è stato proprio a quell’ora che Profumo è rientrato in banca per ufficializzare la sua uscita di scena. In questo periodo di transizione, dunque, i compiti dell’amministratore delegato verranno svolti dal presidente, tuttavia i soci vogliono che sia individuato un successore entro il più breve tempo possibile.

E’ per questo che a pochissime ore dall’annuncio ufficiale sono già iniziati a circolare i nomi dei possibili successori di Profumo. Tra questi troviamo Gianpiero Auletta Armenise, già alla guida di Ubi Banca, Matteo Arpe, ex numero uno di Capitalia ora a Banca Profilo, Enrico Tommasso Cucchiani, numero uno di Allianz Italia, e Alberto Nagel, amministratore delegato di Mediobanca.

A causare l’uscita di scena di Profumo sono state le crescenti tensioni con i soci italiani e con il presidente dell’istituto per via della presenza nell’azionariato degli investitori libici, ossia la Central Bank of Libya con il 4,988% e Libyan Investment Authority con il 2,594%. I dissapori sono iniziati ad inizio settembre e anziché attenuarsi sono diventati sempre più preoccupanti, fino alla decisione estrema di escludere Profumo dalla governance della banca.

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