Quali risultati hanno sortito gli aumenti di capitale nelle banche

di Carlo Valuta Commenta

Bisogna porre attenzione al problema dei crediti deteriorati in Europa, soprattutto in alcuni paesi, tra cui anche l’Italia. E’ l’avvertimento che giunge dal “Rapporto europeo sulla stabilità e l’integrazione finanziaria” redatto dalla Commissione europea.

“Sui crediti deteriorati netti, i maggiori rischi sono in Grecia, Slovenia, Cipro, Irlanda, Italia e Bulgaria, dove una materializzazione delle perdite potrebbe assorbire il 70% dei fondi accantonati a scopi di solvibilita”, si evince. La Commissione europea pone in risalto che i crediti deteriorati netti sono meno del 30% dei fondi propri delle banche nella maggior parte dei paesi. Gli aumenti di capitale hanno in qualche modo attenuato l’impatto negativo della crescita dei prestiti deteriorati, ma alti livelli di crediti deteriorati comportano la presenza di un elemento di vulnerabilità in un certo numero di paesi.

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Non si può negare che il crescente rafforzamento dei requisiti patrimoniali minimi richiesti alle banche dell’Unione europea, successo tra il 2008 e il 2013, “ha migliorato la capacità del sistema di affrontare gli shock”.   “Le banche hanno fatto fronte alla crisi degli ultimi anni aumentando il loro capitale aggiunto salito dai 1.765 miliardi di euro del 2008 ai 2.390 miliardi di metà 2013. Si tratta di un aumento di risorse pari a 630 miliardi ma”, analizza la Commissione, “solo 230 miliardi raffigurano capitali freschi arrivati da fuori del sistema bancario. Gli altri 400 miliardi sono fondi interbancari”, cioè dati da altre banche. Quindi conclude Bruxelles, “i maggiori investitori nelle banche sono altre banche”, un fenomeno che determina “un aumento delle interconnessioni in seno al sistema bancario stesso. E la maggiore interdipendenza può tradursi in un maggiore rischio sistemico”.

 

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