Nuovo piano industriale per BNL

di Carlo Valuta Commenta

Riduzioni di personale, chiusura di sportelli, giornate di solidarietà e taglio dei primi in BNL per aumentare la redditività.

Ancora novità dal mondo delle banche. Questa volta al centro dei riflettori è BNL, che si appresta a varare un nuovo piano industriale. All’ordine del giorno, come prima misura, una riduzione di personale: un taglio netto dei costi, dunque, che vedrà le risorse del gruppo ridursi di almeno 700 unità. Ma non solo. Anche i premi di produzione saranno sottoposti ad una consistente cura dimagrante, con un taglio del 30 per cento.

Bnl

Il nuovo piano industriale di BNL

La nuova amministrazione del gruppo non si ferma neanche a questo tuttavia: i dipendenti dovranno prestare nel corso del biennio 2017 – 2018 ben 12 giornate di solidarietà e su tutto il territorio nazionale saranno chiusi 100 sportelli. Sono queste le misure di contenimento varate dal nuovo amministratore delegato del gruppo Andrea Munari per far assomigliare la banca italiana al modello imposto da BNP Paribas, azionista di maggioranza. La redditività del gruppo, infatti, secondo i vertici, deve essere incrementata e la cura dimagrante sembra essere l’unica soluzione al problema.

BNL verso la banca corporate

Nel piano, tuttavia, ci sono anche investimenti e orientamenti futuri ben precisi. Si vorrebbe infatti in primis rivalutare la funzione corporate di questa banca, a cominciare dalle filiali che si trovano nelle maggiori città italiane, come Milano, Napoli e Roma, dove verrebbero aperti appositi sportelli corporate per i grandi clienti italiani. La vocazione della banca quindi è sul punto di cambiare direzione.

I sindacati contro la riorganizzazione

Ma la strada appena tracciata in funzione di una maggiore redditività del gruppo ha lasciato molte vittime e molti scontenti dietro di sé. Primi tra tutti i sindacati, che giudicano inaccettabile una tale riorganizzazione. Questo piano andrebbe infatti a colpire i lavoratori e le realtà più deboli in assoluto come i lavoratori più giovani, ma anche i lavoratori al limite della pensione, che sarebbero soggetti a prepensionamenti. Anche per i dipendenti non toccati dai provvedimenti più severi non si profila un futuro roseo del resto, in virtù del blocco degli inquadramenti e delle carriere.

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