Bpm e Banco Popolare dopo la fusione

di Carlo Valuta Commenta

Ecco il programma del dopo fusione per Bmp e Banco Popolare che hanno costituito il terzo più grande polo bancario italiano.

Solo qualche giorno fa si è formato all’interno del panorama delle banche italiane una nuova realtà nazionale. Si tratta del terzo polo bancario italiano dopo il grande gruppo internazionale Unicredit e Intesa Sanpaolo, realizzato, attraverso una complessa manovra di fusione andata in porto solo nei giorni scorsi tra Bpm, la storica Banca Popolare di Milano e il Banco Popolare. Ora quindi sotto il profilo della concorrenza in campo bancario ci sarà un elemento in più di cui tenere conto. 

BPM

Bpm e Banco Popolare alla volta del dopo fusione

Anche se negli ultimi giorni a Piazza Affari il titolo di Bpm ha chiuso in rosso in seguito ad un periodo di forte volatilità, in questo momento gli analisti giudicano in modo positivo la fusione, che potrebbe portare in generale ad una rivalutazione complessiva del settore bancario dopo la sua debole performance da inizio anno.

Il 2017 per il settore bancario potrebbe infatti essere, anche alla luce delle ultime manovre del governo, il momento adatto per una crescita dei profitti e per un maggiore consolidamento del sistema. Si pensa inoltre anche ad una soluzione per i numerosi crediti deteriorati che gravano sul futuro di molte banche italiane, i cosiddetti Npl, Non Performing Loans. Si dovrà appunto mettere a segno un completo piano non solo per il recupero della redditività, ma anche per la copertura o la cessione dei crediti deteriorati, organizzati in stock.

Altri analisti, invece, pensano che per completare a pieno il percorso della fusione in vista di un concreto rafforzamento del titolo sarà necessario procedere alla cessione di 8 miliardi di crediti deteriorati entro il 2019: un’operazione che dovrebbe portare gli Npl dal 26 per cento attuale al 17,9 per cento del totale del portafoglio crediti. Questa, almeno, la visione di Equita Sim per uil futuro del terzo polo bancario italiano.

Proprio i crediti deteriorati sono stati del resto la principale causa della frammentazione del mercato bancario italiano fino a questo momento, impedendone il suo naturale consolidamento.

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