Standard&Poor’s colpisce anche i comparti assicurativo ed energetico

di Gianni Puglisi Commenta

S&P continua a bocciare l'Italia.

Il pericolo del downgrade dell’Italia, annunciato a viva voce nel corso della scorsa settimana, si è infaustamente verificato. Ad effettuarlo, però, non è stata l’agenzia di rating Moody’s che, come annunciato, si prenderà un ulteriore mesetto per decidere le nostri sorti, bensì Standard&Poor’s che, martedì, ha tagliato il rating dell’Italia da A+ ad A e per giunta con outlook negativo.


Da allora, purtroppo ma come ci si poteva legittimamente aspettare,  non vi è stato un solo settore produttivo che non sia stato brutalmente abbattuto dall’impietosa scure newyorchese che, pure, fa soltanto il proprio dovere.

Dopo il declassamento dell’Italia, infatti, S&P boccia le banche italiane. Sette istituti di credito del Bel Paese, infatti, tra cui annoveriamo Intesa SanPaolo, Mediobanca, Findomestic, Banca IMI, BIIS, Carisbo e BNL, non solo si sono veste recidere il rating, ma pure il prezzo obiettivo.

Una debacle. A cui è seguita, purtroppo, la debacle dei comparti assicurativo ed energetico.

UNICREDIT TAGLIA LE UTILITIES ITALIANE

Dopo il downgrade ad opera di UniCredit sul comparto, deciso in seguito alle primarie valutazione degli effetti che la Robin Hood Tax sull’energia avrà su ENEL & Co., arriva la secca bocciatura di S&P che, dopo aver visto al ribasso le prospettive sul futuro del settore assicurativo, ha pensato di fare i conti in tasca ad ENEL e Terna.

Per quanto riguarda ENEL, nel dettaglio, si evince come le prospettive sul breve-medio periodo siano confortanti pur all’interno di una congiuntura non favorevole, mentre considerando il rating di lungo termine questo a subito un taglio dal precedente A- all’attuale A- 2 permanendo, comunque, l’outlook negativo.

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