Cemento, il settore crolla in borsa dopo le indagini Antitrust

di Carlo Valuta Commenta

L'Autorità ha infatti aperto un'indagine su un presunto cartello dei prezzi tra quattro dei maggiori operatori in Italia del settore.

Un brutto colpo per il comparto del cemento, che cade in Borsa a seguito di quanto subito dall’Antitrust.

L’Autorità ha infatti aperto un’indagine su un presunto cartello dei prezzi tra quattro dei maggiori operatori in Italia del settore. Sospensione per eccesso di ribasso, infatti, sul prezzo di controllo per Buzzi Unicem che paga l’avvio da parte dell’Antitrust di un’istruttoria nei confronti di quattro tra le maggiori imprese nazionali che producono e commercializzano cemento sull’ipotesi di un’intesa orizzontale che sarebbe stata attuata coordinando gli aumenti del prezzo di vendita del cemento.

Il titolo Buzzi è arrivato a cedere prima della sospensione il 4,92% prima di chiudere a -3% a 17,14 euro. “In Buzzi Unicem il rispetto della normativa a tutela della concorrenza rappresenta una priorità aziendale. Confidiamo, pertanto, di riuscire a dimostrare durante l’istruttoria l’insussistenza di qualsiasi comportamento non conforme” aveva scritto la società in una nota. Anche per Cementir Holding, parimenti coinvolta nella vicenda, domina il segno negativo.

L’indagine prende le mosse dalla segnalazione di un’impresa operante nella produzione e vendita di calcestruzzo preconfezionato in Piemonte, diretta a denunciare un presunto cartello sul prezzo di vendita del cemento. Stando alla segnalazione, infatti, le quattro aziende nel giugno 2015 avrebbero comunicato alla clientela un contemporaneo incremento del prezzo, che sarebbe scattato il 15 di quel mese, pari a 9 euro alla tonnellata. L’Autorità rileva addirittura che le comunicazioni della Buzzi e della Cementirossi

presenterebbero “un tenore assai simile anche nelle parole utilizzate”. Pertanto “non può escludersi l’esistenza di un’intesa”, dal momento che, oltre tutto, “l’aumento parallelo non pare avere altre e diverse giustificazioni economiche”.

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