L’Eni verso il sud est asiatico vista la scarsa produttività in Libia

di Gianni Puglisi Commenta

L’Eni guarda al sud est asiatico vista la situazione poco produttiva che si sta registrando negli ultimi periodi in Libia. L’Ad di Eni Scaroni, nel corso della presentazione del World energy outlook dell’Iea, ha comunicato che ci sono problemi da affrontare in Africa e che bisogna reagire. In Libia la situazione politica non si è stabilizzata le istituzioni si stanno rafforzando lentamente. La produzione di Eni nel Paese è minore delle potenzialità e corrisponde a circa un terzo di quello che effettivamente si potrebbe produrre.

L’Ad Scaroni ha affermato che a febbraio finisce il mandato del consiglio di 200 membri, che è una sorta di unica istituzione che regge la Libia. Lo stesso potrebbe essere prorogato, ma c’è incertezza sulla politica e sulle istituzioni. Inoltre, Scaroni ha parlato dei soldi che in Libia iniziano a non bastare per pagare gli stipendi. Con una produzione alta di barili di petrolio il problema non ci sarebbe, ma con una produzione per ogni anno di 200-400 mila barili di petrolio non si riesce ad avere il denaro per coprire queste spese.

L’Eni, che ha sempre avuto nell’Africa il centro della sua produzione, potrebbe quindi cambiare zona e spostarsi verso il sud est asiatico. La società italiana è il primo produttore in Pakistan e sta esplorando altre possibilità come quelle nel golfo del Bengala. È tornata in Indonesia con due blocchi esplorativi ed è arrivata in Cina. C’è un certo interesse anche per Paesi come il Vietnam e il Myanmar. Il sud est asiatico quindi potrebbe aggiungersi all’Africa come zona in cui Eni trova il suo massimo appoggio e produttività.

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