Maire Tecnimont -7% su possibile aumento di capitale

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E’ un momento molto difficile per Maire Tecnimont, quotata a Piazza Affati con il simbolo “MT”. Ieri il titolo è stato il peggiore della borsa milanese con una perdita dell’8,69%, ma anche stamattina si registra una pesante battuta d’arresto con le azioni sospese per eccesso di ribasso

E’ un momento molto difficile per Maire Tecnimont, quotata a Piazza Affati con il simbolo “MT”. Ieri il titolo è stato il peggiore della borsa milanese con una perdita dell’8,69%, ma anche stamattina si registra una pesante battuta d’arresto con le azioni sospese per eccesso di ribasso. Il titolo Maire Tecnimont è ora in asta di volatilità con un calo teorico del 6,94% a 0,523 euro. Il titolo è sceso oggi sui minimi più bassi degli ultimi tre mesi. A creare le condizioni per il sell-off sono i timori di un imminente annuncio di aumento di capitale.

La scoietà non ha mai nascosto la propria intenzione di voler procedere con un piano di riequilibrio finanziario, tanto che l’advisor Banca Leonardo è già al lavoro per trovare le soluzioni migliori. Il programma dovrebbe prevedere un parziale rifinanziamento dei debiti in scadenza nel 2013 per 200-300 milioni di euro e un aumento di capitale, richiesto dalle banche finanziatrici nell’ordine dei 200 milioni di euro.

Maire Tecnimont ha un’esposizione debitoria per cassa di 607 milioni di euro in scadenza nel 2013. I principali creditori della società sono Intesa SanPaolo (180 milioni di euro), Unicredit (110 milioni di euro), Banca Monte dei Paschi di Siena (80 milioni di euro). Nel piano di riequilibrio finanziario dovrebbero rientrare anche alcune dismissioni di asset non strategici, come ad esempio Tcc, ramo d’azienda delle infrastrutture che piace a Impregilo e Astaldi.

Intermonte sottolinea la scarsa visibilità dei margini delle nuove commesse, ma mantiene il prezzo obiettivo sul titolo a 0,6 euro. Gli analisti di Mediobanca Securities suggeriscono la vendita di asset marginali e un aumento di capitale con un partner strategico. In alternativa, viene suggerita la creazione di una bad company, nella quale far confluire gli asset dell’energia e delle infrastrutture.

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