Poste italiane, cda approva quotazione in Borsa

di Carlo Valuta Commenta

In preparazione anche il nuovo Statuto e l'integrazione di nuovi membri nel board fino a un massimo di nove.

Il board di amministrazione di Poste Italiane ha approvato la richiesta di ammissione alla quotazione alla Borsa Italiana e la proposta all’assemblea per l’adozione del nuovo Statuto.

 

In breve tempo, l’assemblea successiva ha dato il nulla osta alla domanda di quotazione in borsa e ad approvare il nuovo statuto che entrerà in vigore con la quotazione stessa. Tra le modifiche più importanti con efficacia immediata, annunciate dall’azionista Tesoro, vi è l’estensione del consiglio di amministrazione, che potrà contare su un numero di componenti che andranno da cinque a nove. Il Mef delibera inoltre la nomina di due consiglieri, portando così il numero dei componenti del cda da 5 a 7, nelle persone di Umberto Nicodano e Chiara Palmieri, che rimarranno in carica fino alla conclusione del mandato dell’attuale consiglio.

L’integrazione del cda a 9 membri si completerà dopo a seguito della quotazione al fine di permettere la nomina di rappresentanti delle minoranze azionarie.

Il processo di apertura del capitale ai privati si realizzerà, secondo la nota, coerentemente con quanto contemplato dal decreto del presidente del Cdm del 16 maggio 2014, che ha autorizzato il Tesoro, in quanto azionista di Poste, a procedere all’alienazione fino a 40% del capitale della società mediante il ricorso a un’offerta pubblica di vendita rivolta al pubblico dei risparmiatori in Italia, inclusi i dipendenti del gruppo poste italiane, e/o a investitori istituzionali italiani e internazionali.

Quanto allo statuto, in particolare nel corso dell’assemblea si procederà all’approvazione del nuovo testo statutario che entrerà in vigore al momento della quotazione delle azioni “al fine di adeguare lo statuto alla normativa legislativa e regolamentare dettata per le società che fanno ricorso al mercato dei capitali, nonché alle disposizioni previste dal codice di autodisciplina predisposto dal comitato per la corporate governance.

 

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