Borsa, segnali di ripresa

di Redazione Commenta

Cenni di miglioramento da parte dell'economia italiana, agevolano il listino e le contrattazioni.

L’economia italiana prova ad uscire dall’enorme crisi che ha portato in pochi anni a una contrazione del pil del 10%, paragonata da molti a quella vissuta negli anni ‘30 negli Stati Uniti e in Europa.

Oggi si vedono però i primi segnali di miglioramento, merito anche di una congiuntura particolarmente favorevole tra bassi tassi d’interesse, basso costo del petrolio e debolezza dell’euro. Segnali che lasciano presagire una crescita del pil superiore alle aspettative e che hanno reso Piazza Affari regina dei listini da inizio anno, come dimostrano anche i risultati dei fondi azionari specializzati  e delle gestioni patrimoniali.

Al termine di questo rally delle azioni, il nuovo passaggio potrebbe contemplare anche strumenti più direttamente legati all’economia reale. Anche perché Piazza Affari ha dovuto fare da sempre i conti con un numero ridotto di azioni quotate e un forte peso sull’indice del settore bancario. D’altronde nemmeno il boom economico del primo dopoguerra ha portato a uno sviluppo consistente della Borsa.

Morgan Stanley, intanto, dedica agli investitori un focus su tre azioni che vantano rendimenti oltre il 4,5%, assolutamente da tenere d’occhio:

1)Teliasonera. La tlc svedese, che capitalizza 218,2 miliardi di corone contro un valore d’impresa (capitalizzazione più debito netto o meno liquidità) di 296 miliardi, offre un rendimento del 6% nel 2015 e 2016, a fronte di una cedola di 3 corone. Il titolo tratta intorno a 13 volte l’utile 2015 e 2016, mentre il ratio p/b (prezzo/valore di libro) è 1,9. In leggera flessione la redditività, con il roe (ritorno sul capitale) stimato 15% quest’anno e 14,3% nel prossimo. I risultati del primo trimestre 2015 hanno battuto del 3% il consensus di mercato sui ricavi, mentre sono stati in linea per il reddito operativo lordo (ebitda).

2) Anglo American. Il gruppo minerario guidato da Marck Cutifani distribuirà, secondo gli analisti, una cedola di 0,85 dollari nel 2015 e 0,90 nel 2016, che corrisponde a un rendimento rispettivamente del 5,5 e 5,8%. Il titolo, che capitalizza 19,8 miliardi di dollari, meno della metà del valore d’impresa di 45 miliardi, viene scambiato 15 volte l’utile 2015 e 10,3 quello del 2016, mentre il p/b è 0,7. Il roe migliora dal 4,9% di quest’anno al 7% del prossimo.

3) Bhp Billiton. Il gigante minerario guidato da Andrew MacKenzie, che capitalizza 116 miliardi di dollari, contro un valore d’impresa di 159,6 miliardi, offre un rendimento del 5,7%, a fronte di una cedola in entrambi gli esercizi di 1,24 dollari. Il titolo viene scambiato 14 volte l’utile 2015 e 19,5 quello 2016. Il ratio p/b è invece 1,5. In flessione il ritorno sul capitale dal 10,5% di quest’anno al 7,6% del prossimo.

 

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