IBM immune alla crisi

di Gianni Puglisi Commenta

La crisi economica iniziata nella seconda metà del 2008 ha colpito tutti i principali settori riuscendo a mettere in seria difficoltà anche..

La crisi economica iniziata nella seconda metà del 2008 ha colpito tutti i principali settori riuscendo a mettere in seria difficoltà anche aziende che fino a quel momento erano considerate dei veri e propri colossi.

Tra queste, tuttavia, figurano dei big che sembrano non aver risentito in alcun modo della situazione di difficoltà e di incertezza dell’economia mondiale, proprio come è accaduto per IBM che nei giorni scorsi ha annunciato l’acquisto della società di software Sterlin verso un corrispettivo di 1,4 miliardi di dollari in contanti, confermando al contempo l’obiettivo di raddoppiare i profitti entro il 2015.


L’amministratore delegato Samul Palmisano ha evidenziato come nel corso della crisi sono riuscite a non cadere nel baratro tutte quelle società che si sono mostrate pronte a cogliere le opportunità globali, perchè se è vero che i paesi occidentali vivono un momento di interruzione della crescita è anche vero che nel frattempo in paesi emergenti come Cina o India si moltiplicano gli accordi bilaterali di scambi.


Palmisano ha preso come esempio la Cina, in cui ha notato un grandissimo entusiasmo, accompagnato dalla disponibilità di soldi per investire, in relazione a prodotti volti a rendere le città “più intelligenti”, ad esempio mediante sensori in punti chiave della rete stradale, di quelle idrica o elettrica.

Oltre che mediante questo tipo di attività IBM punta ad aumentare i propri profitti attraverso l’altro ramo del suo business, quello dei software, in relazione al quale è in programma un investimento in acquisizioni del valore complessivo di 20 miliardi di dollari entro il 2015.

Un ottimismo e una voglia di fare che ha portato non solo ad un incremento dei profitti e ad una stabilità indiscussa ma anche ad una grandissima fiducia in Borsa. Negli ultimi dieci anni, infatti, le quotazioni IBM sono cresciute del 15% contro un calo del 20% dell’S&P500.

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