Telecom presenta nuovo piano industriale

di Carlo Valuta Commenta

Ma il 2015 dell'azienda è deludente. Oggi il titolo è stato sospeso a Piazza Affari per eccesso di vendite.

Un piano industriale incentrato su due fattori: investimenti e diminuzione del debito sotto i livelli di guardia, obiettivo da raggiungere soltanto alla fine del 2018.

Risultati per l’esercizio 2015 peggiori delle aspettative, nello specifico per quanto riguarda il margine operativo lordo, che si è ridotto – anche a causa di componenti straordinarie – a 7 miliardi.

Per i medesimi fattori straordinari, i debiti sono invece cresciuti attestandosi a 27,2 miliardi, ovvero quasi quattro volte il margine lordo, e anche in questo caso hanno deluso gli analisti. Sono questi i tratti principali dei risultati del 2015 e dei programmi per il prossimo triennio di Telecom, annunciati prima dell’apertura dei mercati. Nella società Tlc, intanto, aumenta la presa francese, con alcune nomine importante da parte del socio di riferimento Vivendi, che ha oltre il 21% del capitale dell’ex monopolista.

Il 2015 di Telecom si è chiuso con 19,7 miliardi di ricavi (-4,6% organico, escludendo cioè il peso del tasso di cambio e a parità di perimetro aziendale). I ricavi per la sola Italia, rispetto al 2014, sono calati di 302 milioni di euro a 15 miliardi. Ma Telecom prevede per questo anno un margine operativo lordo (ebitda) stabile, in area 8,1 miliardi, e poi il ritorno alla crescita a partire dal 2017. Nel piano triennale al 2018, l’ex monopolista prevede investimenti per quasi 12 miliardi lungo la Penisola.

La sensazione, guardando ai numeri al netto delle componenti una tantum, è che ormai la società non sia più in grado di arginare il calo dei ricavi, attraverso la leva di maggiori e più incisivi tagli dei costi. E questo a dispetto del fatto che, nel 2015, Telecom abbia intrapreso una serie di misure straordinarie, che hanno pesato sia sui margini che sul debito, e che dovrebbero andare proprio verso la razionalizzazione dei costi: il taglio all’organico, la ristrutturazione del portafoglio immobiliare del gruppo e il riacquisto delle emissioni con interessi superiori alla media.

 

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