Robin Hood Tax sull’energia

di Verna Vito Commenta

La Robin Hood Tax, varata recentemente dal governo, non è piaciuta al mercato che ha affossato le aziende energetiche italiane.

Il settore energetico, sin dai primi scambi del 16 luglio 2011, sarebbe in deciso e netto calo. Il motivo è da ricercarsi nell’entrata in vigore della cosidetta Robin Hood Tax, l’aumento delle accise che colpirà non soltanto il tabacco, bensì tutte le aziende energetiche, anche le cosiddette green, che ha dicembre 2010 presentavano un reddito imponibile superiore al milione di euro e ricavi superiori a 10 milioni.

[LEGGI] MODIFICHE ALLA MANOVRA FINANZIARIA 2011


La manovra aggiuntiva da 45 miliardi varata alla vigilia del week-end di Ferragosto, dunque, non è piaciuta a molti, ma soprattutto ha incassato il biasimo del mercato che ha risposto letteralmente affossando le principali società elettriche.

La Robin Hood Tax, in definitiva e come spiegato dagli esperti, sarebbe nient’altro che l’aumento dell’IRES (Imposta sul reddito delle società) dal 6 al 10% e dovrebbe consentire allo Stato italiano di incassare circa 2 miliardi di euro in più rispetto a quelli incassati attualmente.

La correzione, come anticipato, non è però piaciuta quasi a nessuno, ricordando, nei propri tratti fondamentali, quella stretta decisa da Giulio Tremonti nel 2008, all’indomani della scoppio della crisi globale cominciata a causa della truffa sui titoli Lehman Brothers, per il salvataggio e la tenuta, in extremis, dei conti pubblici.

Molti, infatti, anche a causa delle parole del governo, erano ormai convinti di essersi lasciati alle spalle le ristrettezze degli anni passati, ma sono stati decisamente smentiti.

In Borsa la manovra si è tradotta in un -10% per Snam Rete Gas, un -9% per Terna ed un -3% per Enel.

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