Titoli settore bancario bocciati da Morgan Stanley

by Redazione Commenta

Il comparto bancario è stato bacchettato da Morgan Stanley che avrebbe declassato rating e prezzo obiettivo delle principali banche italiane.

Per l’economia e per la finanza italiana, purtroppo, parrebbe non esserci alcuna tregua. Stoxx Limited, infatti, avrebbe annunciato, non più tardi di ieri pomeriggio, che le due principali banche italiane (per capitalizzazione, numero di sportelli e negatività agli stress test bancari), ovvero sia Intesa Sanpaolo e Unicredit, verranno escluse, con decorrenza 19 settembre 2011, dallo Stoxx Europe 50, sorta di paniere sovranazionale che raccoglie le blue chips europee.

L’importantissima uscita di scena, spiegata con l’ormai ridottissima, ovviamente a livello europeo, capitalizzazione dei due istituti italiani è accompagnata da quella, altrettanto importante, di SocGen e Nokia.

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A rincarare la dose, come se non bastasse, giunge la bocciatura di Morgan Stanley nei confronti di tutto il comparto bancario italiano.

La situazione peggiore, secondo il report reso pubblico dalla banca d’investimento statunitense, sarebbe quella in cui verserebbe Unicredit che, in un sol colpo, si è vista abbassare rating (da neutrale a sottopesare) e target price (da 1,5 a 1,05 euro).

Male anche le altre realtà prese in esame, con l’unica eccezione di Intesa Sanpaolo che, dagli analisti statunitensi si è vista ridurre soltanto il proprio target price ad 1,5 euro.

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Monte dei Paschi di Siena, Banca Popolare di Milano e Banco Popolare, infatti, si sono visti ridurre il rating a sottopesare nonché il target price fermo, ora, rispettivamente a 0,4 1,1 e 1,4 euro.

Le motivazioni di tutto questo, secondo il Sole 24 ORE, sarebbero da ricercarsi nell’elevatissima esposizione creditoria nei confronti dei titoli di Stato. Secondo gli ultimi dati certi, infatti, le 5 principali banche italiane (ovverosia Intesa Sanpaolo, Unicredit, UBI Banca, Monte dei Paschi di Siena e Banco Popolare) deterrebbero, da sole, addirittura 147,6 miliardi di titoli di Stato, una cifra sorprendente che, secondo gli analisti, non metterebbe al riparo i suddetti istituti di credito.

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