Tobin Tax su azioni e derivati

di Nadia Fusar Poli Commenta

piazza affariLa Tobin Tax, la “nuova” tassa sulle transazioni finanziarie, è già una realtà. Dopo l’introduzione del prelievo sugli scambi azionari – misura scattata nel mese di marzo -, l’imposta prosegue il suo iter con una netta accelerazione rispetto ai tempi previsti. Da Lunedì, la Tobin Tax  verrà applicata anche ai contratti derivati e alle transazioni ad alta frequenza, le cosiddette high frequency trade (HTF), con un’aliquota dello 0,02% sul controvalore degli ordini che avvengono oltre una determinata soglia velocità. L’Italia sta facendo da apripista a livello mondiale, dal momento che ancora in nessun paese il prelievo si estende a strumenti derivati (in Francia, ad esempio, la  tassa si applica solo sulle azioni). Quali potrebbero essere le conseguenze?

Il progetto europeo di tassazione sulle transazioni finanziarie sta alimentando forte critiche da parecchi mesi. Diversi esperti sottolineano che un prelievo allargato ai derivati, sul “modello italiano”, rischia di innescare una vera e propria fuga degli intermediari, un esodo di quegli operatori (pochi in verità!) che operano sulla nostra Borsa (la City di Londra, ad esempio, non partecipa allo schema europeo, e potrebbe essere considerata una “giurisdizione rifugio”).

Dall’introduzione della Tobin Tax a marzo i volumi medi giornalieri si sono sensibilmente contratti (sull’Ftse Mib si è registrato un calo del 30% rispetto alla media a 90 giorni, secondo i dati riportati da Reuters), e la tendenza è stata confermata dai dati relativi agli scambi sui derivati di ieri, giorno in cui è scattato il prelievo. I risultati di inizio agosto evidenziano inoltre che, nonostante i volumi di trading in Europa siano aumenti del 14% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, gli scambi sui mercati italiani sono crollati del 10%.

Il debutto dell’Italia nel porgetto di tassazione europeo (il cui obiettivo è quello di introdurre una tassa paneuropea su azioni, debiti e derivati a partire dal gennaio del 2014), rischia di tradursi in un pesante tributo: al di là degli aspetti tecnici e meramente operativi, persistono dubbi e interrogativi sulla reale efficacia della Tobin Tax. L’obiettivo di racimolare una cifra superiore ai 200-250 milioni sembra di fatto troppo ambizioso e, di fatto, irraggiungibile (con la legge di stabilità si era stimato un gettito di 1 miliardo di euro!).

Gli intermediari finanziari e i trader stanno già prendendo le contromosse, dirottando le attività verso altri mercati o strumenti, evitando di acquistare strumenti che abbiano un sottostante indice di Piazza Affari. Le altre piazze europee si rafforzeranno a danno, evidentemente, dell’Italia e dei prodotti italiani.

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