Libero mercato made in USA

di Lorenzo Di Cataldo Commenta

E’ palese quindi il motivo per il quale l’economia di Nazioni come il Burkina non riescano a decollare: i coltivatori africani..

In questi giorni crisi borsistica gli USA hanno deciso di intervenire statalmente per far cessare il presente periodo nero.

Ma gli Stati Uniti, patria dell’idea di libero mercato, adotta realmente questa teoria liberista, o anche in momenti di non-crisi si dimostra un Paese interventista?

Il caso del cotone è emblematico: gli agricoltori americani ricevono dal loro governo un sussidio per ettaro di 250 $ l’anno per il solo fatto di coltivare questa fibra, mentre i loro colleghi del Burkina Faso ricavano nel corso di un intero ciclo produttivo 200 $.


E’ palese quindi il motivo per il quale l’economia di Nazioni come il Burkina non riescano a decollare: i coltivatori africani dovranno abbassare il prezzo del loro prodotto fino a renderlo competitivo rispetto alla stessa coltura americana, ma così facendo rischiano di andare in perdita, e in Paesi in cui l’export di cotone costituisce quasi la metà delle merci che varcano i confini nazionali, questo deprezzamento costituisce una tragedia.


Il cotone è purtroppo solo uno delle migliaia di esempi che si potrebbero fare. Per dar l’idea di quanto l’economia made in USA dipenda dalle casse statali, basti pensare che sono 4.200 i milioni forniti dal governo Bush ai coltivatori di questa preziosa fibra, in forma di sussidi e sostegni finalizzati a garantire l’oligopolio su scala mondiale in questo, come in altri settori del mercato globale.

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