Tremonti propone una lotta non congiunta ai paradisi fiscali

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La lotta ai paradisi fiscali e le previsioni pubblicate ieri dalla Commissione Europea sono stati i due temi centrali della riunione dell’Ecofin al termine del quale il Ministro dell’Economia Giulio Tremonti ha espresso le sue conclusioni in merito.

In relazione al tema dei paradisi fiscali Tremonti ha rivelato che il governo sta lavorando per combattere questa piaga sociale, altamente dannosa per l’economia mondiale, mediante l’inasprimento di sanzioni nei confronti di chi trasferisce i propri capitali in un centro offshore, l’inversione dell’onere della prova e la creazione di una lista nera dei paesi che non rispettano le norme internazionali in materia bancaria.


L’imput definitivo alla decisione di combattere i paradisi fiscali in modo drastico e radicale, come tutti già sapranno, è stato dato dal G20 di Londra che, come ha spiegato Tremonti, si è basato sul presupposto che il tempo del segreto bancario è finito anche se, tuttavia, la direttiva risparmio Ue è basata sul segreto bancario e alcuni paesi europei hanno largo interesse a difendere tale pratica.

In materia fiscale, infatti, è previsto che gli Stati membri dell’Unione Europea decidano all’unanimità su eventuali modifiche, una pratica che rende piuttosto difficile adottare delle misure volte a contrastare i paradisi fiscali vista la costante opposizione di paesi come, ad esempio, Lussemburgo, Belgio e Austria, paesi a cui l’assenza di queste misure giova notevolmente.


Vista la difficoltà di adottare misure che siano valide per tutti i paesi europei, quindi, Tremonti ha affermato che, arrivati a questo punto, l’unica soluzione che si prospetta valida per la soluzione del problema è far si che “ogni paese faccia per conto suo“, combattendo i paradisi fiscali mediante l’introduzione delle misure che ritiene valide per combattere il fenomeno.

Sul tema della finanza pubblica, invece, Tremonti ha affermato che l’Italia si trova in una posizione privilegiata rispetto ad altri paesi. Il Ministro dell’Economia, infatti, ha spiegato che l’Italia è stato uno dei pochi Paesi che, a causa della crisi economica, ha registrato un disavanzo al di sotto del 3%. Per quanto riguarda l’occupazione, inoltre, la situazione appare migliore rispetto a quella di tanti altri paesi e, se necessario, il governo si è detto pronto ad intervenire, ricorrendo ai 9 miliardi di euro di ammortizzatori sociali previsti nel bilancio.

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