Draghi, la crisi è finita ma lascia in eredità un debito elevato

di Stefania Russo Commenta

Il governatore della Banca d'Italia Mario Draghi nel corso della giornata di ieri ha espresso pareri rassicuranti confermando che anche..

Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nel corso della giornata di ieri ha espresso pareri rassicuranti confermando che anche secondo Bankitalia la fase più grave della crisi economica è ormai alle spalle.

Nonostante questo però Draghi ha lanciato un allarme riguardate i cosidetti effetti ritardati della crisi, quelli che a suo avviso rappresentano per così dire “l’eredità” della crisi economica e finanziaria. Draghi, infatti, ha invitato il governo a porre in essere delle misure in grado di sostenere le imprese e i consumi delle famiglie, altrimenti il rischio è che il paese venga travolto da un’ondata di licenziamenti. Di qui, quindi, la proposta del governatore di prevedere un’indennità di disoccupazione e di innalzare l’età pensionabile.


Draghi, inoltre, ha definito più che giusta la decisone del governo di prevedere nel Documento di programmazione economico-finanziaria dei provvedimenti anticrisi coperti e non in deficit. Nonostante questo, tuttavia, Draghi ha sottolineato che il debito pubblico è causato e alimentato soprattutto da altri motivi, primo tra tutti l’evasione fiscale a cui poi si aggiunge una spesa fin troppo elevata.


Le previsioni del Documento di programmazione economico-finanziaria approvato dal governo soddisfano discretamente Draghi ma presentano a suo avviso un piccolo difetto, si tratta di misure soggette al rischio dell’evasione fiscale.

Di parere opposto, invece, è il ministro dell’economia Giulio Tremonti secondo il quale il forte calo del gettito Iva tanto reclamato soprattutto dall’opposizione deriva da uno spostamento dei consumi verso prodotti ad aliquota più bassa mentre secondo Draghi questo spiega solo una parte del divario tra andamento dei consumi e gettito Iva.

Draghi non ha rilasciato alcun commento sul nuovo emendamento relativo alla tassazione delle riserve in oro, lasciando tutto nelle mani della Bce che, secondo gli sperti, boccerà di nuovo la misura.

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