Inizia la crisi anche in Islanda

di Lorenzo Di Cataldo Commenta

Il Paese, ritenuto fino a poco tempo fa un modello economico per tutti gli altri Stati, è stato messo in ginocchio..

Nel caso qualcuno pensasse che Paesi più isolati dall’economia mondiale come l’Islanda fossero immuni dalla crisi che ha e sta investendo tutti i mercati, alla luce degli ultimi eventi accaduti in quel di Reykjavík, ove 6mila persone hanno manifestato contro il governo attuale, chiedendone la destituzione a suon di uova e pomodori lanciati contro il Parlamento guidato da Geir Haarde, deve assolutamente ricredersi.

Il Paese, ritenuto fino a poco tempo fa un modello economico per tutti gli altri Stati, è stato messo in ginocchio dalle tre Moire dell’economia: crescita della disoccupazione, inflazione balzata d’un sol colpo al 15% e un rialzo impressionante dei tassi d’interesse, i quali hanno toccato quota 18%. I 300mila abitanti della Nazione più isolata d’Occidente sono esasperati, e auspicano che la situazione possa essere risolta dall’intervento del FMI. Identico desiderio quello divisato dai Lettoni, i quali devono confrontarsi con un crollo vertiginoso del PIL, che porterà dal +10,3% dell’anno che sta per finire, al drammatico –3% previsto per l’anno venturo.


Qui, come negli States, le banche sono andate in difficoltà poichè i clienti, giunte le prime difficoltà, non sono riusciti a restituire i prestiti facili erogati loro senza le garanzie necessarie. Inoltre il ritiro in massa dei depositi per 658 mln di Euro, di cui 85 mln prelevati dalla sola Parex Banka, hanno portato alla conseguente nazionalizzazione della stessa ad opera del governo, che infuturo non potrà non intervenire in modo analogo per altri istituti di credito.


Neppure i Rubli dei paperoni russi sembrano poter salvare la Cenerentola del Baltico, tanto più che la moneta del Cremlino sembra avviarsi in un periodo di svalutazione. Tanto per cambiare.

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