Rating dell’Italia tagliato da Standard&Poor’s

di Verna Vito Commenta

S&P dà i voti all'Italia e bacchetta il governo, incapace di riforme strutturali che potrebbero far tornare a crescere il paese.

Stavamo tutti aspettando la decisione di Moody’s in merito al rating del debito italiano dopo la revisione cominciata il 17 giugno 2011.

Fortunatamente, però, l’agenzia newyorchese ha deciso di rinviare la decisione di un ulteriore mese spiegando, tramite una nota ufficiale, che la situazione economico-finanziaria si è andata via via deteriorando e vi è la necessità di procedere a più approfondite valutazioni.

PERICOLO DOWNGRADING ITALIA


I guai italiani, quindi, sembravano essere rimandati (nessuno, infatti, crede che Moody’s manterrà il rating del nostro debito ad Aa2).

Senonché stamane, totalmente a sorpresa, è arrivata la bocciatura, e per di più con outlook negativo, dell’altra importantissima agenzia di rating statunitense, forse la più importante giacché da il nome ad alcuni dei più seguiti listini azionari a livello mondiale, Standard&Poor’s.

MOODY’S GIUDICA L’ITALIA

L’eminente società, infatti, ha provveduto a tagliare il rating sul debito sovrano italiano da A+ ad A (entrambi rating considerati di valore medio). Il problema principale, secondo gli analisti, sta nel fatto che, nonostante tutte le manovra approntate dal governo per porre rimedio alla cattiva situazione in cui versa l’Italia , S&P abbia mantenuto l’outlook negativo.

Ciò significa soltanto una cosa: che l’Italia è ancora e sempre sotto osservazione e che, se a breve si dovesse andare incontro ad un’ulteriore revisione dei conti pubblici questi non potrebbero che vedersi ulteriormente tagliare il rating.

CRESCERE È LA PRIORITÀ DELL’ITALIA

I motivi che, secondo Standard&Poor’s starebbero dietro alla decisione sarebbero, essenzialmente, tre:

– una crescita del PIL decisamente inferiore a quanto previsto e fissata intorno allo 0,7% su base annua sino alla fine del 2014

– una coalizione di governo debole e divisa che non ha saputo approvare una manovra finanziaria adeguatamente strutturale

– una pressione fiscale esagerata che, congiuntamente alla crisi economica ancora in corso, rischia di deprimere i consumi

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