Crisi mutui

di Francesco Di Cataldo 2

Rispetto ai costi dei conti-correnti, dice Bankitalia, vi è inerzia. E ancora tanto da fare..

E’ indubbio che la crisi dei mutui americana, oltre ad aver creato scossoni da capogiro nelle borse mondiali ed effetti disastrosi sulla vita di tutti i giorni di ognuno di noi, non cesserà di generare preoccupazioni in breve tempo. Anzi.

Tocca al premio Nobel per l’economia, Edmund S. Phelp, dire la sua. E secondo il noto economista, il sistema finanziario globale non tornerà più a essere lo stesso. La colpa sarebbe a carico delle banche che, appesantite dall’indebitamento sui mutui, non riuscirebbero certamente a rimborsare la totalità dei debiti contratti. Ciò causerebbe una non ripresa dell’intero sistema con effetti ancora più marcati per l’economia reale, quella appunto che pesa sulle spalle dei risparmiatori. Occorrono delle riforme, aggiunge Phepp da Monteporzio Catone dove è stato ospite di un convegno organizzato dalla Fondazione Economia Tor Vergata su Europa: mutamenti climatici e politiche energetiche. “Bisogna che il sistema guarisca”.



La crisi dei mutui ha interessato anche il nostro paese, sebbene in modo marginale rispetto a Stati Uniti e resto d’Europa. L’ammontare del debito delle principali banche italiane ammonta a 2,6 miliardi di euro (1,4 miliardi sono relativi all’anno 2007, la restante parte al primo trimestre 2008). E se questo è dovuto alla ottima gestione della crisi da parte delle nostre banche, così come riconosciuto da Bankitalia, altrettanto non può dirsi se si guarda alla gestione della clientela. Rispetto ai costi dei conti-correnti, dice Bankitalia, vi è inerzia. E ancora tanto da fare.

Antonio Consoli

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