Unipol e Fondiaria Sai sospese per eccesso di ribasso

di Stefania Russo Commenta

A Piazza Affari i titoli Unipol e Fondiaria Sai sono stati sospesi per eccesso di ribasso dopo aver segnato rispettivamente...

A Piazza Affari i titoli Unipol e Fondiaria Sai sono stati sospesi per eccesso di ribasso dopo aver segnato rispettivamente una flessione di oltre tredici punti percentuali e di oltre diciassette punti percentuali.

Una repentina inversione di rotta, dunque, dal momento che solo questa mattina i due titoli avevano aperto la seduta in netto rialzo, tanto da essere addirittura arrivati ad essere stati sospesi per eccesso di rialzo.

TROVATO ACCORDO UNIPOL PREMAFIN

Tuttavia, mentre il rialzo registrato questa mattina e nei giorni scorsi era facilmente spiegabile, dal momento che gli esperti lo avevano ricondotto alle manifestazioni di interesse arrivate da Axa e da altri gruppi, nonché alla possibile conversione dei crediti delle banche in azioni e alla probabile azione speculativa destinata a far crescere il valore dei titoli in vista dell’aumento di capitale già annunciato, lo stesso non può dirsi per il forte calo registrato nel corso delle ultime ore, definito dagli esperti oltre che imprevisto assolutamente inspiegabile.

CONSORZIO UNIPOL FONDIARIA SAI PROSSIMO ALLA COSTITUZIONE

L’unica spiegazione che i trader e gli analisti attribuiscono alla brusca inversione di rotta hanno a che fare con delle semplici fisiologiche prese di beneficio dopo i rialzi degli ultimi giorni e che in realtà trovavano scarse ragioni concrete. Gli analisti sottolineano infatti che i rialzi dei giorni scorsi, privi di spiegazioni fondamentali, consigliavano di fatto un atteggiamento cauto sui titoli.

Nei giorni scorsi, ricordiamo, i forti scambi hanno portato ad avanzare l’ipotesi di acquisti speculativi destinati ad incrementare il valore del titolo in modo tale da poter applicare uno sconto maggiore in sede di aumento di capitale. Secondo una fonte vicina alla Consob, tuttavia, non ci sarebbero evidenze di una concentrazione di volumi, ma piuttosto di un’operatività frammentata da parte di intermediari, prevalentemente italiani.

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