Grazie al Qe la deflazione preoccupa meno di prima

di Carlo Valuta Commenta

Fa meno paura la spirale di riduzione dei prezzi e stagnazione della produzione.

Tempo di bilanci parziali. Il tanto sospirato Quantitative easing della Bce, il programma di acquisto di titoli di Stato fortemente voluto da Mario Draghi, sta aiutando l’Area dell’Euro ad allontanare gli spettri della deflazione dal proprio raggio.

Fa dunque meno paura la spirale di riduzione dei prezzi e stagnazione della produzione. L’Italia fa la sua parte, di concerto con la Spagna, nel sostenere la fiducia dei consumatori della zona con la moneta unica però – anche se il mercato del lavoro mostra segnali di miglioramento – la disoccupazione resa alta.

Nel suo ultimo bollettino economico, la Bce contempla una ripresa moderata nell’Eurozona, ma segnala anche il tasso di senza lavoro è a livelli di guardia. “Guardando oltre il breve termine – si legge nel rapporto – le misure di politica monetaria adottate di recente dal Consiglio direttivo, il basso livello dei corsi petroliferi e il deprezzamento dell’euro dovrebbero contribuire ad ampliare e rafforzare gradualmente la ripresa. Al tempo stesso, nonostante i mercati del lavoro abbiano evidenziato ulteriori segnali di miglioramento, la disoccupazione resta elevata e il grado di capacità produttiva inutilizzata dovrebbe diminuire solo gradualmente”.

Proprio qualche giorno fa, per altro, la Banca d’Italia segnala nel suo Rapporto sulla stabilità finanziaria che resta fiduciosa sul ritorno alla crescita per l’economia italiana nel primo trimestre 2015. “Abbiamo ancora fiducia in una crescita positiva nel primo trimestre, modesta ma positiva”, dice il capo del servizio stabilità finanziaria di via nazionale, Giorgio Gobbi, alla presentazione del rapporto. Un cauto ottimismo nonostante gli ultimi dati non incoraggianti sull’andamento dell’economia.

Anche dall’Istat arrivano segnali sulla ripresa: “L’attività produttiva dell’industria manifesta segnali positivi” e le esportazioni nell’area extra-Ue “si rafforzano in linea con gli effetti attesi dal deprezzamento del tasso di cambio dell’euro”. Tuttavia, tali andamenti “non trovano ancora riscontro nelle dinamiche del mercato del lavoro”, dice l’Istituto nella nota mensile sull’andamento dell’economia.

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