Procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia

di Stefania Russo Commenta

La Commissione europea ha avviato una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia a fronte di una previsione che per il 2009..

La Commissione europea ha avviato una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia a fronte di una previsione che per il 2009 vede un debito pubblico eccessivamente elevato e non conforme a quanto stabilito dal Trattato Ue.

Ma in questa spiacevole situazione l’Italia non è sola visto che la stessa procedura è stata avviata dalla Commissione europea anche nei confronti di altri otto paesi, ovvero Germania, Austria, Belgio, Olanda, Portogallo, Repubblica Ceca, Slovacchia e Slovenia. Salgono a quota 20, quindi, i paesi sottoposti a tale procedura in considerazione del fatto che analogo provvedimento è già stato adottato lo scoso anno nei confronti di altri 11 paesi, tra cui Regno Unito e Ungheria.


Il bilancio dunque si fa pesante se si considera che i paesi nei confronti dei quali è stata avvita la procedura sono la maggior parte dei paesi membri dell’Unione europea, ovvero 20 su 27. Sono salvi, almeno per ora, Bulgaria, Cipro, Danimarca, Estonia, Finlandia, Lussemburgo e Svezia.


La Commissione europea ha spiegato che nonostante sia chiaro il fatto che il disavanzo che ha colpito la maggior parte dei paesi europei sia di natura eccezionale, in quanto conseguenza della grave crisi economica, si è ugualmente deciso di procedere perchè si tratta di squilibri che non sono né prossimi al valore di riferimento del 3% né tantomeno temporanei.

Dopo la decisione della Commissione europea il Ministero del Tesoro ha diffuso una nota in cui viene evidenziato che il problema non riguarda solo l’Italia ma che oltre il 90% del PIL europeo è in deficit eccessivo. Anzi, considerando anche quello degli altri Paesi il deficit dell’Italia non è tra i più alti, molti paesi hanno infatti un livello al di sopra del 10% mentre l’Italia è intorno al 5%, quindi meno della metà.

Tuttavia, conclude la nota, il fatto che il problema riguardi tutta l’economia europea e mondiale non significa che non ci si deve impegnare per riequilibrare quanto prima possibile i conti.

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