Uscire dai mercati azionari su rischio guerra in Siria?

di Nadia Fusar Poli Commenta

 Ai mercati non piace l’incertezza  e, probabilmente,  non vi è nulla di più volatile di uno scenario di guerra. Sopratutto se il teatro del conflitto è il Medio Oriente, in cui i potenziali effetti a catena e la paura di una possibile interruzione dell’approvvigionamento di petrolio potrebbero destabilizzare l’economia globale. La guerra è un evento da cui l’investitore medio può trarre profitto o, al contrario, rispetto al quale è necessario prepararsi adeguando il proprio portafoglio? E’ il momento di vendere e uscire dai mercati azionari?La crisi siriana è solo la scusa di cui il mercato aveva bisogno?Le compagnie petrolifere amano la tensioni in Siria e gli investitori del comparto energetico stanno già raccogliendo i frutti. La crisi siriana è una minaccia diretta ad una delle più ricche fonti mondiali di greggio ed è per questo che i prezzi del petrolio sono alle stelle in questo momento. Le azioni del gigante petrolifero Exxon Mobil hanno risposto agli eventi con un aumento dei prezzi dell’1,9 %, mentre Chevron ha fatto registrare un guadagno del 2,6 %. Insieme, i titoli delle due società di petrolio rappresentano la maggior parte del Dow Jones Industrial Average.

Nelle ultime settimane il mercato azionario – già consolidando gli ottimi guadagni registrati negli ultimi quattro anni – ha cominciato a traballare in previsione dell’imminente attacco militare contro la Siria. Ecco cosa gli investitori temono: se la crisi si aggravasse la guerra potrebbe sconfinare in altre parti del Medio Oriente e lo scenario geopolitico potrebbe mutare con conseguenze imprevedibili. I maggiori costi energetici associati ad una economia anemica, inciderebbero negativamente sulla crescita del PIL e sui profitti aziendali. Cosa che, a sua volta, spingerebbe al ribasso i mercati azionari.

Dunque gli investitori dovrebbero uscire ora dai mercati?Assolutamente no.

E’ vero che la crisi in Siria è un evento di notevole portata e rilevanza, e la prospettiva di un attacco degli Stati Uniti aggiunge una dimensione completamente nuova. Ma questo non significa che lo scenario sopra citato debba necessariamente concretizzarsi. E, ancora, nell’ipotesi in cui dovesse realmente prendere forma, non sarebbe comunque saggio vendere le azioni in portafoglio.

Siamo sopravvissuti a situazioni peggiori! Nel corso degli anni il mercato azionario ha affrontato e superato quasi ogni tipo di crisi si possa immaginare. Dalla guerra di Corea alla crisi dei missili di Cuba, dalla guerra del Vietnam alla crisi del debito latino-americano, dalla guerra del Golfo alla crisi finanziaria asiatica. Nel 2000  abbiamo avuto l’11/9, l’esplosione della bolle immobiliari e delle dot-com e la Grande Recessione. Ed infine, la più recente crisi monetaria nella zona euro e il salvataggio della Grecia. Ora una guerra civile in Siria, che rischia di fagocitare il Libano e altri paesi del Medio Oriente.

Ma nonostante i problemi interni, le crisi globali e le battute d’arresto, il mercato azionario ha sempre reagito, dimostrando una  incredibile capacità di recupero. Sì , il mercato azionario può oscillare, scivolare più in basso nel breve termine e lasciare punti sul terreno. Ma se si sta investendo per raggiungere obiettivi finanziari a lungo termine è fondamentale non agire in modo tale da contrastare quegli stessi interessi. Si consiglia piuttosto di spostare denaro in azioni con maggiore capitalizzazione (minore volatilità)  o di concentrarsi su quei valori in grado di fornire un maggior margine di sicurezza. Ma abbandonare del tutto i mercati azionari sarebbe un errore!

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