PMI e la crisi, i settori più colpiti e le soluzioni per ripartire

di Valentina Cervelli Commenta

Il periodo peggiore della crisi economica, iniziata ormai oltre un decennio fa, è passato e, nonostante la ripresa sia iniziata, si continuano a quantificare e studiare gli effetti catastrofici che essa ha avuto sul territorio italiano.


Gli ultimi dati a nostra disposizione sono stati ricavati da una ricerca, effettuata da Eures-Cer per conto di Confesercenti, puntata a verificare le perdite e le conseguenze che la crisi ha avuto su piccole e medie imprese. I dati riportati escludono i liberi professionisti ed è da subito chiaro quanto i problemi economici del paese abbiano contribuito al calo del numero di PMI presenti sul territorio: dal 2007 ad oggi sono state perse oltre 600.000 aziende. Se andiamo più nello specifico vediamo che sono state chiuse oltre 336.000 aziende senza dipendenti, e hanno cessato l’attività 81.000 imprenditori, 78.000 lavoratori in proprio aventi dipendenti subordinati e anche 108.000 coadiuvanti familiare. Alcuni settori dell’economia italiana sono stati più colpiti di altri.

Continuando a leggere i dati riportati da Confesercenti, si nota altrettanto chiaramente come il settore del commercio sia stato quello più colpito e quello con il maggior numero di chiusure. Si ne contano infatti, per il periodo 2011 – 2016, oltre 267.000, cifra che ammonta a circa 122 aziende sparite ogni giorno. Nel settore commerciale, l’unica eccezione è il franchising, realtà aziendale che continua ad essere redditizia sia per piccoli commercianti che grandi distributori ed ha registrato una crescita continua negli ultimi anni nonostante la crisi.

Le piccole e medie imprese sono parte integrante della intensità occupazionale italiana e impiegano molti più lavoratori rispetto alla grande distribuzione. Cer-Eures con la sua ricerca dimostra infatti che le PMI con fatturato al di sotto del milione di euro impiegano in media 13 dipendenti mentre le aziende della grande distribuzione con fatturato oltre il milione di euro ne impiegano in media solamente 6. Si stima quindi che un investimento di un miliardo di euro dedicato alle PMI del commercio tradizionale andrebbe a creare oltre 13.000 nuovi posti di lavoro contro solamente 3.500 posti nella grande distribuzione.

Nella ricerca di Cer-Eures vengono anche identificate alcune politiche economiche che andrebbero seguite al fine di ridare vita alle piccole e medie imprese del nostro territorio. Al primo posto troviamo la richiesta di alleggerimento del carico fiscale, nota dolente per molti italiani, che in alcuni casi arriva a raggiungere il 65%, livello insostenibile soprattutto per le micro aziende che non riescono sempre ad accedere a grossi sgravi e detrazioni. Il secondo suggerimento prevede manovre mirate ad aumentare la capacità di spese dei cittadini in modo da aumentare i consumi in tutti i settori. Per finire, si chiede al Governo Italiano di promuovere l’innovazione tecnologica per far si che le nostre aziende rimangono competitive a livello europeo e mondiale senza perdere ancor più terreno di quanto già avvenuto a causa della crisi economica. Confesercenti ha richiesto l’estensione delle agevolazioni e degli incentivi collegati all’acquisto di macchinari e strumentazioni necessarie allo svolgimento delle attività delle PMI.

Uno delle conseguenze delle difficoltà sostenute da piccole e medie imprese è la nascita di società di consulenza, come ad esempio la Mutua Sociale Ambrosiana, che si occupano di fornire aiuto alle aziende in difficoltà, soprattutto nell’ambito della gestione dei debiti, grazie ad un team di professionisti dei settori bancari e tributari dedicati alla creazione di piani di risanamento personalizzati.

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