Meeting annuale dei banchieri centrali

di Redazione Commenta

Il discorso di Bernanke, atteso nel corso dell'annuale consesso dei banchieri centrali, potrebbe cambiare le sorti dell'economia mondiale.

Alle 16.00 (ora italiana) prenderà il via a Jackson Hole (ridente vallata nello Stato del Wyoming) l’annuale consesso dei più importanti banchieri centrali del globo tra cui, ovviamente, figurerà Ben Bernanke, uomo di punta della Federal Reserve (la banca centrale statunitense), le cui decisioni, attese con trepidazione, sono in grado di smuovere gli equilibri politico-economici dell’intero pianeta.

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Il suo compito, oggi, sarà quello di tranquillizzare, il più possibile, i mercati. Impresa che, come molti possono intuire, si rivela davvero molto ardua.

Se un anno esatto fa, infatti, Bernanke se la cavò, per così dire, con la promulgazione di un piano d’azione denominato QE2 (Quantitative Easing 2), in virtù del quale vennero stanziati oltre 600 miliardi di dollari per l’acquisto di titoli di Stato a lungo termine, a tutto vantaggio di indici borsistici, quali lo S&P500, che si ritrovarono, finalmente, sollevati dalla situazione di debolezza nella quale vertevano ormai da parecchio tempo, il numero una della Federal Reserve dovrà oggi inventarsi una strada tutta nuova per raggiungere il proprio scopo, giacché i tempi, come si può intuire, sono molto cambiati e urge trovare nuove soluzioni al problema della crisi cominciata con il crack Lehman da 900 miliardi.

A chiarire, almeno in parte, la situazione, ci pensano gli analisti di SocGen che dicono la propria in merito al discorso di Bernanke.

Secondo gli esperti dell’importante banca d’affari francesi, 7^ in Europa per capitalizzazione, la Federal Reserve potrebbe agire seguendo due principali linee di pensiero:

– l’innalzamento della durata media dei titoli posseduti in portafoglio

– mantenendo l’attuale esposizione sui titoli posseduti in portafoglio almeno sino al 2013 così da cambiare il proprio bilancio.

A dar man forte agli analisti SocGen giungono gli esperti Goldman Sachs, i quali si dicono anch’essi convinti che la Federal Riserve potrebbe apportare importanti modifiche al proprio bilancio, piuttosto che cercare di espandersi con QE3.

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