Bce prevede una crescita del Pil nel 2010

by Redazione Commenta

La Banca Centrale Europea, attraverso il suo bollettino mensile, ha spiegato che l'Europa tornerà a registrare tassi di crescita nel Prodotto..

La Banca Centrale Europea, attraverso il suo bollettino mensile, ha spiegato che l’Europa tornerà a registrare tassi di crescita nel Prodotto interno lordo nel corso del 2010, mentre il 2009 sarà ancora caratterizzato da debolezza piuttosto diffusa, ma comunque meno grave rispetto a quella che ha caratterizzato il primo trimestre dell’anno.

Questa previsione, ha spiegato la Bce, è stata formulata in considerazione degli effetti negativi ritardati che si verificheranno nei prossimi mesi, tra cui l’ulteriore deterioramento delle condizioni del mercato del lavoro.


Le misure poste in essere dai governi, tuttavia, dovrebbero essere in grado di sostenere la crescita a livello mondiale e soprattutto nell’area dell’euro. A questo, poi, bisogna aggiungere che negli ultimi sette mesi la Bce ha tagliato i tassi di interesse di tre punti percentuali, circostanza che ha avuto conseguenze positive sui prestiti a famiglie e imprese.

Alcune misure straordinarie adottate dalla Banca Centrale Europea, tra cui soprattutto la misura che prevede liquidità illimitata alle banche al tasso fisso dell’1%, dovrebbero rafforzare ulteriormente la posizione di liquidità delle banche e quindi contribuire alla normalizzazione dei mercati monetari e dell’offerta creditizia.


La Bce, inoltre, sostiene che le misure anti-crisi adottate a sostegno delle banche e del sistema finanziario provocheranno nell’area euro un incremento del debito pubblico pari al 3,3% del Pil entro la fine del 2009. In Italia, Cipro, Malta, Lussemburgo e Slovacchia, invece, la Bce prevede un impatto pari a zero, vista l’assenza di aumenti di capitale o acquisizioni di attività da parte dell’erario.

Questa situazione, quindi, ha concluso la Bce, consente di bilanciare gli eventuali rischi tra cui ulteriori rincari del petrolio e delle materie prime, maggiori spinte protezionistiche, condizioni sempre più sfavorevoli nel mercato del lavoro e andamenti avversi dell’economia mondiale.

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